XLVII

By Giovanni Prati

Sì, anch´io son corso, e più che molti audace,

col francato pensier, mesto o giocondo,

fuor de le mille tirannie del mondo,

fin dov´ombra comincia e tempo tace.

E più ch´era l´abisso alto e profondo,

lo tentai, credo, e ne tremò mia pace:

ma la fé m´è rimasa, ultima face;

né sotto al moggio per viltà l´ascondo.

Anzi dirò che, quand´obliqua e nera

chiudeami l´ombra, un largo aere sereno

m´aperse al cor questa infantil preghiera:

“Ave, Donna del ciel, Vergine pia,

refugio nostro. O Madre al Nazareno:

ave, mistica rosa; ave, Maria!”.