XLVII

By Lorenzo de' Medici

Meglio era, Amor, che mai di tua dolcezza

provassi alcuna cosa o del tuo bene:

ch'è facil cosa a sopportar le pene

all'alma, lungo tempo al male avvezza.

Così, più si disia e più si prezza

il ben ch'altri conosce, onde ne viene

più doglia al cor, se quel possiede e tiene

Fortuna il vieta, lo interrompe e spezza.

Quel che già disiai nol conoscendo,

m'avea condotto assai vicino a morte,

cercando quel che m'era incerto e nuovo.

or ch'io l'ho visto, lo conosco e intendo,

pensa, Amor, quant'è dura la mia sorte,

poi che privato di tal ben mi truovo.