XLVII
Non si può ben cavalcare,
se la bestia non sa ’ndare.
No’ siàn tutti buon maestri
di dar l’ambio alle mulette:
cavalchiàn leggieri e destri,
facciánl’ ire come saette;
quando son le vie strette,
pianamente con lo sprone
le tocchiàn sol per cagione
che non abbin a saltare.
Se la bestia ha del restio
e non voglia le pastoie,
con buon modo dolce e pio
gliel mettiàn con mille soie;
sonci certe mone gioie
che non voglion tener groppa:
quand’ell’è spiacevol troppa,
ci bisogna alfin sonare.
Ogni bestia cavalchiàno
volentier, pur ch’ella voglia;
e tal ambio a tutte diàno
che le vanno sanza doglia,
son leggier com’una foglia,
così ’n groppa come ’n sella;
come tu avvezzi quella,
così sempre la fa stare.
Chi volessi andare altrove
con la bestia per sollazzo,
quand’è fango che dé’ piòve,
per fuggir gli schizzi e ’l guazzo,
se non fussi qualche pazzo,
vad’in groppa per piacere
ma bisognasi attenere
all’arcion per non cascare.