XLVIII

By Ludovico Leporeo

E chi è, benché re, che si dia vanto

Del suo stato, in che è nato, esser contento;

Giri il mondo giocondo a suo talento

Senza noia, con gioia, e riso e canto?

Ciascun nasce egro in fasce, e passa in pianto

Gran stagion, di ragion senz'argomento;

Crescon gli anni e gli affanni, e in pena e stento,

Or d'amor, or d'onor dai dardi infranto.

Di qua, di là da vanità recinto

Sempre guerra have in terra e soffre affronto,

Da' suoi pensieri masnadieri avvinto.

Quando al suo fin, meschin, men pensa è gionto:

E non può dir di no da Morte spinto,

Giusto o rio, sol con Dio, a far buon conto.