XV. ALLA SIGNORA CONTESSA ELEONORA CICOGNARI FRA LE PASTORELLE D'ARCADIA ELISSEN...
Al giusto mio desir mal corrisponde
Questa che sol per te, bella Elissena,
Giovin certa di corde armar mi piacque.
Sperai che un dolce immaginar gentile
Facile mi scendesse entro il pensiero;
Onde cosparsi di castalio mèle,
Degni del genio tuo del tuo sembiante,
Mi piovesser dal labbro i versi amici:
Ma nell'uopo maggior, dir non so come,
Nei ripostigli del cerèbro ardente,
Di poetiche forme albergo e regno,
Si confuser tra loro estri e fantasmi,
E minori del troppo arduo subietto
Fuggir smarrite le raccolte idee.
Avvezzo all'ombra d'acidalii mirti
Cantar d'amore, ed alle selve il nome
Insegnar della bella, ahi! non più mia
Cruda Amarilli; non credea giammai
(Folle che io son!) sì perigliosa impresa
Vestir di colti lusinghieri carmi
Quel pellegrino che ti brilla in viso
Di ridente beltà raggio celeste,
E la luce incontrar de' tuoi begli occhi.
Ma qual ragion di maraviglia? Avvolto
In terso di faville ampio torrente
Mal soffre il Sol, che guardo fral nel centro
De' suoi chiari splendori entri sicuro.
Pur; se accoglier vorrai, ninfa vezzosa,
Liberal di un tranquillo almo sorriso,
Talor di un vate rispettoso il canto;
Vedrai dal tuo favor deste e commosse
Su le carte cader pronte le rime,
Che de' vivi tuoi rai vestite e piene
Oltre i pallidi andran gorghi di Lete
A sfidar dell'oblio l'ombra e la notte.
Faran d'Arcadia le foreste armoniche
Eco allora al mio canto; e riverenti
I lauri curveran le argute cime,
Desíosi d'aver tronchi e corteccie
Del chiaro nome d'Elissena impresse.
Crescete, o sacre piante: io d'aurea freccia
Lieto già corro ad aguzzar la punta,
Onde fregiarvi del bramato nome;
Nome splendor dell'eridanie rive,
Nome sempre a me caro, in cui la prima
Parte miglior dell'estro mio s'asconde.
Tu non sprezzarmi intanto, o ninfa, o dea,
Per supremo favor del biondo Apollo
Gli arcadi boschi a rabbellir serbata.
Io pastorel delle parrassie selve
Tutto mi sacro a te: guardami; oscuro
Non è l'allôr che mi circonda il crine;
Ed ignota pei sacri antri di Pindo
Io non soglio portar la cetra al fianco.