XV. ALLA SIGNORA CONTESSA ELEONORA CICOGNARI FRA LE PASTORELLE D'ARCADIA ELISSEN...

By Vincenzo Monti

Al giusto mio desir mal corrisponde

Questa che sol per te, bella Elissena,

Giovin certa di corde armar mi piacque.

Sperai che un dolce immaginar gentile

Facile mi scendesse entro il pensiero;

Onde cosparsi di castalio mèle,

Degni del genio tuo del tuo sembiante,

Mi piovesser dal labbro i versi amici:

Ma nell'uopo maggior, dir non so come,

Nei ripostigli del cerèbro ardente,

Di poetiche forme albergo e regno,

Si confuser tra loro estri e fantasmi,

E minori del troppo arduo subietto

Fuggir smarrite le raccolte idee.

Avvezzo all'ombra d'acidalii mirti

Cantar d'amore, ed alle selve il nome

Insegnar della bella, ahi! non più mia

Cruda Amarilli; non credea giammai

(Folle che io son!) sì perigliosa impresa

Vestir di colti lusinghieri carmi

Quel pellegrino che ti brilla in viso

Di ridente beltà raggio celeste,

E la luce incontrar de' tuoi begli occhi.

Ma qual ragion di maraviglia? Avvolto

In terso di faville ampio torrente

Mal soffre il Sol, che guardo fral nel centro

De' suoi chiari splendori entri sicuro.

Pur; se accoglier vorrai, ninfa vezzosa,

Liberal di un tranquillo almo sorriso,

Talor di un vate rispettoso il canto;

Vedrai dal tuo favor deste e commosse

Su le carte cader pronte le rime,

Che de' vivi tuoi rai vestite e piene

Oltre i pallidi andran gorghi di Lete

A sfidar dell'oblio l'ombra e la notte.

Faran d'Arcadia le foreste armoniche

Eco allora al mio canto; e riverenti

I lauri curveran le argute cime,

Desíosi d'aver tronchi e corteccie

Del chiaro nome d'Elissena impresse.

Crescete, o sacre piante: io d'aurea freccia

Lieto già corro ad aguzzar la punta,

Onde fregiarvi del bramato nome;

Nome splendor dell'eridanie rive,

Nome sempre a me caro, in cui la prima

Parte miglior dell'estro mio s'asconde.

Tu non sprezzarmi intanto, o ninfa, o dea,

Per supremo favor del biondo Apollo

Gli arcadi boschi a rabbellir serbata.

Io pastorel delle parrassie selve

Tutto mi sacro a te: guardami; oscuro

Non è l'allôr che mi circonda il crine;

Ed ignota pei sacri antri di Pindo

Io non soglio portar la cetra al fianco.