XV

By Auteur inconnu

Cristiani fummo di natura,

rinegammo per paura.

Siam giannizzi destri e forti,

nell’arme atti e volentieri;

gente assai abbiàn già morti

con lance, archi e buon destrieri;

troviam bene tutt’ i sentieri,

tagliam braccia, gambe e colli,

non curiàn fanghi né molli,

cavalchiamo alla ventura.

Entriàn bene per ogni stretto,

d’ogni luogo salvi usciamo;

come siamo a petto a petto,

scimitarre in man pigliamo:

po’ ’n un tratto scarichiamo

quattro volte in un baleno;

ritirando alquanto il freno,

passiàn via in su le mura.

A caval siàn molto presti,

frecce tratte ripigliamo;

siàn col corpo tanto destri

che di terra ricogliamo;

sulle staffe ci voltiamo,

or traendo innanzi o ’ndreto:

fracassiàn come d’un vetro

ogni corpo e armadura.

No’ daremo in un dinaro

tutto ’l dì sanza fallire;

nulla giova alcun riparo

quando no’ vogliàn ferire:

donne, e’ non si potre’ dire

quel ch’ognun di no’ sa fare;

senza mai punto staffare

faccián cose oltr’a misura.

Nostre lance portiàn bene,

talché presto ognun va a terra;

operiam sí ben le mani

che ma’ visto fu tal guerra;

com’un tratto l’uom s’afferra,

dureremo dì e notte;

reggiàn bene a tutte botte

perché siàn di gran natura.