XV

By Francesco Bolognetti

Per far gli huomini anchor più chiari e certi

c'honor sempre e rispetto han da portarvi

vengo, o donne, a narrar vostri alti merti.

E spero insieme con ragion mostrarvi

ch'essendo voi state in possesso ogni hora

de i vostri ornati, alcun non può privarvi.

O sacra e bella Dea, ch'uscendo fuora

de l'onde salse, festi eterno il mondo

che in breve senza te caduto fora,

fammi, ti prego, in tal guisa facondo

ch'io possa così raro e bel soggetto

esprimer con parlar dolce e giocondo.

Che il sesso feminil sia il più perfetto

per ragion consta, e per autoritade

di tanti dotti e saggi che l'han detto,

oltra che in questa, e in ciascun'altra etade

mostraro, e mostran, tanta esperienza

di valor, di dottrina e d'honestade,

che per se stesse homai le donne, senza

gir mendicando il debil nostro aiuto,

sperar denno in favor questa sentenza.

Questo è pur chiaro da ciascun veduto

che portan di beltà l'intera palma,

non che per fede sia da noi creduto.

E quanto appar questa corporea salma

di fuor più bella, tanto haver si trova

dentro più vaga e più perfetta l'alma.

Per un'altra ragione anchor si prova

che a Dio, somma beltà, più si assomiglia

la donna, onde miglior più al mondo giova;

e quanto ha più begli occhi e belle ciglia,

tanto Iddio serba idea più bella in mente,

donde la forma nel crearla piglia.

Ma ben che poi sia stata ingiustamente

ridotta a poco a poco in servitute

da l'huom più forte, non già più prudente,

non è però che tanta e tal virtute

non regni ne le donne, che cagione

state a molti non sian di gran salute.

Se in esser forte la perfettione

si riponesse, fora il tauro e l'orso

più perfetto di noi, l'apro e il leone.

Bench'io potrei, con lungo e bel discorso,

di molte donne addur veraci esempi

c'han dato in guerra a gli huomini soccorso,

e d'altre che tornaro, (uccisi gli empi

tiranni), in libertà la patria loro,

e ne gli antichi e ne i moderni tempi.

Quante van cinte con ragion d'alloro

sì per vittorie, sì per culti carmi?

Quante a i popoli dier pace e ristoro?

Quante carte non pur, ma quanti marmi

serban scolpite le memorie eterne

di donne valorose in lettre e in armi?

La pia religion con l'altre interne

virtù, de la beltà vero ornamento

fuor che in lor, quasi più non si discerne,

e de la continentia il lume, spento

già ne gli huomini affatto, in lor si serva,

del feminil valor chiaro argomento.

Per una donna al senso fatta serva

mill'huomini trovar ben mi confido,

onde femina far veggiam Minerva.

Maschio a l'incontro poi veggiam Cupido,

cosa ch'alto mistero in sé nasconde,

sia qual si vuol del vulgo ignaro il grido.

Quanti di noi mai si gettar ne l'onde

per conservar de l'honestà l'honore?

S'io vo chiedendo alcun non mi risponde.

Quanti col ferro mai s'apriro il core

per l'istessa cagion? s'io vo cercando

nessun ritrovo, e in van consumo l'hore.

Ma se quante ciò fer donne io dimando,

ne vo cento, anzi mille, anzi infinite

e in ogni loco e in ogni età trovando.

S'io vuo' contar le forti e in guerra ardite,

o quelle che per vario altro sentiero

al colmo de la gloria son salite,

spender tutto mi veggio un anno intero

senza poter di mille una sol parte

spiegar di quel ch'io chiudo entro al pensiero.

Mancan la forza in me, l'ingegno e l'arte,

tante e tali mi occorreno, e diverse,

da non capire in così anguste carte.

Chi l'argive potria, le chie, le perse

contarvi, o dir di Caria la regina

chiara, sì che oscurò di gloria Xerse?

Chi Micca, e Megistona, e la divina

Stratonica, e Pieria, o quella schiera

nobil celta, o milesia, o sagontina?

Chi te Zenobia, o sovra ogni altra altera,

di tutte le virtù sicuro vaso,

per cui la palma il tuo bel sesso spera?

Cinthia in Delo per te, per te in Parnaso

gioisce Apollo, e Marte appresso i Geti

stupido è già del valor tuo rimaso.

Chi te, Vittoria? O fortunati e lieti

giorni mentr'ella visse, e dal cui seme,

felice Ausonia, quanti frutti mieti?

Ma possibil non fia raccorre insieme

le tirrhene e le melie e le spartane,

che a mezo pur di gir manca la speme.

Sol d'alcune dirò dunque romane

ch'esser più mi parran degne d'historia,

star lasciando le greche e l'altre strane.

M'occorre in prima Roma a la memoria,

da cui l'alta cittade il nome prese

ch'ogni gente, ogni Re passò di gloria.

Giunta al Tebro costei le navi accese,

onde constretto Enea fu di fermarse

l'animo havendo a più lontan paese.

Quirin poi nominò da costei, ch'arse

l'armata, il loco, pria cintol di mura,

e in quel raccolte varie genti sparse.

Con le sabine Hersilia poi sicura

tra i padri entrando, e tra i mariti armati,

piegò la mente lor spietata e dura.

Lucretia indi e Virginia, onde scacciati

furo i tiranni, e da loro empia e fella

morte due volte i cittadin salvati.

Con questa il padre vien, Bruto con quella

di sangue tinti, e in man col ferro ignudo

feroci e in vista horribili e in favella.

Seguon Clelia e Valeria, ond'io conchiudo

che fosti, o gentil coppia, per difesa

non men che Horatio e Mutio a Roma scudo.

Vetturia ecco e Volunnia, che l'accesa

mente di Martio intepidiro in guisa

che abbandonò la scelerata impresa.

Negletta havea pur dianzi egli, e derisa

la maestà patritia e i sacerdoti,

e di salute ogni altra via precisa.

D'effetto riusciro in tutto voti

già i dissegni dei padri, onde mostraro

le donne i cori lor pronti e devoti.

Alhor che i Galli a viva forza entraro

sì superbi e sì pien d'ira e d'orgoglio,

che a contrastar non si trovò riparo,

per tutto strida uscian, pianto e cordoglio,

sangue e morti e sospir, sendo già dome

le forze, e posto assedio al Campidoglio.

Per far le corde a gli archi, acciò che il nome

romano senza dar l'ultimo crollo

stesse, le donne si tagliar le chiome.

L'oro e le gemme si levar dal collo

per far l'impresa, e questo un'altra volta

fatto havean per ornarne in Delpho Apollo.

Tal che il Senato alhor, visto la molta

virtù lor degna d'infiniti honori,

la mente havendo al premiarle volta,

oltra l'oro e le gemme, oltra i lavori,

d'esser lodate in morte anco lor diede

come i gran Duci e gli alti Imperatori.

Dal capo di ricami in fino al piede

poteansi ornar, tener cocchi e carrette,

né ciò per gratia fu, ma per mercede.

Se non per gran cagion poscia ristrette

non fur le donne in ciò mai dal Senato,

e poco in uso anchor la legge stette,

com'io dirò, ma pria vuo' prender fiato.