XV
O fiumi, o delle rupi e dei ghiacciai
figli rubesti, che precipitate
a pazza corsa senza posar mai,
con l'eterno fragor delle cascate,
ruzzando come giovani giganti,
senza perché, per atterrir le fate
delle montagne; e trascinate infranti
boschi e tuguri, urtate le città,
struggete i campi, sempre avanti, avanti,
avanti, pieni di serenità...