XV

By Pietro Metastasio

Qual nuova, Irene, è questa

Insolita freddezza? Il tuo Fileno

Dopo una tormentosa

Barbara lontananza a te ritorna,

E l'accogli così? L'istesso io sono,

Tu l'istessa non sei: Nel tuo sembiante

V'è un non so che di nuovo;

Pietosa ti lasciai, crudel ti trovo.

Che fu? Dubiti forse

Della mia fedeltà? Lingua mendace

Di maligno rivale

Forse a te m'accusò? Ma Irene ha tante

Prove della mia fede,

Irene mi conosce, e Irene il crede?

Ah no! Più che a' rivali,

Credi a' begli occhi tuoi. Son di quest'alma

Quegli occhi esploratori assai più fidi:

Fissali nel mio volto, e poi decidi.

Chi mai di questo core

Saprà le vie segrete,

Se voi non le sapete,

Begli occhi del mio ben?

Voi, che dal primo istante,

Quando divenni amante,

Il mio nascosto amore

Mi conosceste in sen?

Ah semplice ch'io sono! Io la cagione

Vado de' mali miei

Cercando in altri, e l'ho presente in lei.

Non è geloso sdegno,

È fasto il suo rigore. Era men bella

Irene al mio partir. Pensava allora

A custodir le sue conquiste: e forse

Non l'ultima fra quelle era Fileno.

Ora per mia sventura

Crebbe tanto in beltà, che degli amanti

La schiera diventò quasi infinita.

Chi suo ben, chi sua vita,

Chi suo nume la chiama. Altri che pena,

Altri dice che muor. Lodano a gara

Questo i labbri vermigli,

Quello il candido sen. Giri uno sguardo,

Mille costringe a impallidir; sorrida,

Sforza mill'altri a sospirar. S'avvede

Del suo poter, se ne compiace; e mentre

A dilatar l'impero

Attende, sol del fasto suo ripiena,

Il povero Filen rammenta appena.

Ah rammenta, o bella Irene,

Che giurasti a me costanza:

Ah ritorna, amato bene,

Ah ritorna al primo amor.

Qual conforto, oh Dio, m'avanza!

Chi sarà la mia speranza?

Per chi viver più degg'io,

Se più mio non è quel cor?