XVI
Illustrissima, clara, eccelsa gloria,
essemplo e fida insegna a noi mortali,
ch'al ciel per fama sali
sopra Giove, Minerva, Febo e Marte,
le tuo laude supremi, alte e regali,
da ornar con poema e degna istoria
per eterna memoria
qual di Druso o Marcello empion le carte,
le virtù risonanti in ogni parte,
l'opere viste, al nostro mondo rare,
mi stringon celebrare
il tuo nome eccellente e signorile,
benché 'l mie basso stile
paventi e tema a far la 'mpresa ardita,
se 'l sacro biondo Apollo non l'aita.
Di nobil sangue antico e generoso
surge tuo prisca, degna e gentil prole
e, come in cielo il sole,
così in terra fra l'altre ognor più splende.
Chi potre' dir di quella con parole
il dominio ammirando e glorïoso,
tanto vittorïoso
che già mill'anni sempre più si stende?
Ed or per te in alta cima ascende
d'insegne imperiali e regie ornate,
di trïonfi essaltate,
di forza, ardir, potenza e di valore,
d'ogni pompa e onore,
di principi magnanimi ed immensi,
di ducal nome e di marchesi Estensi.
È tra questi el tuo saggio, inclito e degno
padre, per cui ti fai tanto felice
quanto d'alcun mai lice
che nato sia con più benigna sorte.
Di questo in te si scorge alterna vice
e di tuo stella fulge un chiaro segno,
che non ti mostra indegno
viver com'esso, ancor doppo la morte,
moderato, costante, invitto e forte,
specchio lucente a tanti successori,
a sudditi e minori
unico assilo e tempio di salute,
essempio di virtute,
refugio, ospizio agl'ingegni elevati,
ornamento d'Italia e de' suo nati.
Se queste cose te beato fanno
quanto a gloria mortal qui si conviene,
le tuo virtù serene
quant'al fin ti dovranno in ciel più fare,
giunto a quel disïato e sommo Bene
che le superne grazie a pochi danno,
come que' che più sanno
per lor sentenza soglion giudicare,
addorno d'altre dote essimie e care
che sono in te di corpo e di fortuna,
qual mai sotto la luna
natura finse in uom tanto perfetto,
o supremo intelletto,
che' buoni essalti, ond'ogni bene inizia,
usando a' rei sanza rigor giustizia?
Nasce da' tuo costumi ancora indizio
d'amplïar tuo potenza e stato altero,
perché non fu severo
quanto te mai Caton né sì pudico,
né Pirro in arme tanto ardito e fero,
né Dario, Scipïon, Curio e Fabrizio
lontan da ogni vizio,
e 'l buon Camillo, d'ogni laude amico,
Torquato, quel ch'uccise il gran nimico,
fedel, modesto, temperato e giusto,
né 'l divo Ottavio Augusto
tanto benigno, affabile ed equale,
né grato e liberale
Cesare nostro o quel magno Alessandro,
piatoso Enea che pianse sotto Antandro.
Per te sol dunque il secol si rinuova
e torna di Saturno il primo regno,
per chi è fatto degno
sotto tuo dizion menar suo vita.
Ogni prestanza d'animo e d'ingegno,
ogni cosa elegante in te si truova,
come tuo fama pruova,
che, pel mondo volando, molti incìta.
L'alma tuo patria, splendida e gradita,
trïonfa in pace in ciascun suo confine
e d'arti e discipline
libere ognor si fa più chiara e bella;
e quasi un'alta stella
lampeggia, posta in su l'amena fronte
del grande Eridan, fiume di Fetonte.
Ma se fie mai concesso al voler mio
d'esser propinquo a tuo magn'eccellenza,
con maggior eloquenza
dirò tuo laude, e con più degna lira.
Allor verranno a ornar mie sentenza
dal giogo di Pirene Erato e Clio
con fervente desio,
come 'l vate di Delfo a quelle spira.
Quest'è quel che mi spigne e che mi tira,
benché tuo clara e degna monarchia
del gran metro saria
degna, o del mantovan tanto sublime,
o di più alte rime,
Borsio, che te con tuo stirpe paterna
facessin qui fra noi per fama eterna.
— Canzon, se, come spero, al mio signore
di chi tu parli innanzi giugnerai,
reverente dirai
il desir che ti spinge al grande effetto;
e da tanto cospetto
fa' ch'al fin supplicar non ti riservi
ch'accetti me fra' suoi infimi servi.