XVI

By Francesco Bolognetti

Io vi mostrai di sopra che a le donne

fu concesso d'haver per legge in Roma

di porpora e d'argento e d'or le gonne,

che di più ricche gemme una gran soma

portasser, pur che nol vietasse il peso,

ornandosene e collo e seno e chioma;

perché col mezo lor visto difeso

il Campidoglio, e satisfatto al voto,

da i padri fu questo partito preso.

Da l'una parte essendo aperto e noto

quant'obligo a le donne havea il Senato,

da l'altra havendo alhor l'erario voto,

per debito e mercé fu ciò lor dato

e fu con leggi stabilito in guisa

che a quelle esser non può giamai levato.

Solo una volta poi trovo recisa

tal legge, alhor che il perfido Aphricano

rivolte a Roma in pianto havea le risa,

tinto per tutto havendo il monte e il piano

a Canne, a Trebbia, al Trasimeno lago,

con sì gran strage del sangue romano,

e che di Capua il popol mal presago

del sì grave lor danno, e di Tarento,

troppo di novità mostrossi vago.

Oppio gli ornati (al gran periglio intento)

restrinse, e dier tutte il consenso loro

le donne, visto il general spavento.

La nuova legge sol mez'oncia d'oro

né vesta di color vario permette,

non che più ricco o più sottil lavoro,

né dentro a Roma usar cocchi o carrette

posson le donne, e men d'intorno un miglio;

ma poco in uso poi tal legge stette,

perché, cessato essendo il gran periglio,

di ritornarle in libertà propose

Valerio, e fu lodato il suo consiglio,

mal grado di Caton, che se gli oppose

con dir facondo, ma il tribuno ardito

di parte in parte al console rispose.

Sopra di ciò non fu poi stabilito

con leggi altro giamai, né con decreti,

con Senato consulto, o plebiscito;

né trovo editto di pretor che'l vieti,

né mai questo avvertir Numa o Quirino,

che fur sì vigilanti e sì discreti,

né gli altri quattro Re, che a buon camino

sempre andaro, né quel che fu constretto

Roma lasciar per colpa, o per destino.

Ho ben di Crasso e di Pompeo già letto

ch'essendo ambe duo consoli tentaro

che il lusso fosse a gli huomini ristretto.

Ma le donne in silentio alhor passaro,

sì perché dal Senato per mercede

sole tal privilegio riportaro,

sì perché (a dir la verità) si vede

ch'altro che ornarsi e che abbellirsi a noi,

ma per natura a lor ben si richiede.

Benché nulla di ciò si fece poi,

mercé d'Hortensio, che impedia l'impresa

per occultar forse i difetti suoi.

Cesare poi, c'havea la mente intesa

al bene, a la quiete universale,

con l'emulo già vinta ogni contesa,

fe' molte leggi, ma di cosa tale

non toccò punto, ben si estese sopra

i cibi, al mondo sol cagion di male.

Sì necessaria in questo essendo l'opra,

la fe' lasciando ch'ogni donna il crine

d'oro e di perle a suo piacer si copra.

Può star ch'ove son rose anchor sian spine,

ma sempre in ogni nostro oprar si deve

guardar qual sia l'intentione e il fine.

Rende il soverchio cibo il viver breve,

fa tante infirmità, sì gravi danni,

oltra che offesa anchor Dio ne riceve;

giunge a Cupido forza, e tronca i vanni

ai bei discorsi, a tal che senza rosa

qui sol spine, sol doglie e solo affanni.

Cesare de gli ornati alcuna cosa

non toccò dunque, e meno il figlio Augusto

in quella universal pace famosa.

Le pompe non sentì già con buon gusto

Tiberio, ma privar de le acquistate

ragion le donne non gli parve giusto.

Impossibili anchor fur giudicate

sì fatte leggi da poter servarse,

però fur nel possesso lor lasciate.

Ma quel sì crudo infernal mostro, ch'arse

Roma in gran parte, e cui rabbiosa sete

spinse, onde il sangue di sua matre sparse,

non già per apportar posa o quiete,

ma sol per far de l'altrui ben rapina,

e che incappasse ogniun ne la sua rete,

in quella gran città, capo e regina

del mondo, fe' con leggi men c'honeste

ch'ogni donna o romana o pellegrina

di qual si voglia grado portar veste

non potesse di bisso o d'ostro tinte,

né che d'argento o d'or fosser conteste.

Ma le sue leggi, d'ogni'ntorno cinte

d'hami e di lacci, e d'human sangue scritte,

seco restaro in breve tempo estinte.

Poscia i duo primi Flavii, che per dritte

strade sempre sen giro, e che prudenti

le cose ristoraro egre et afflitte,

sendo al publico ben dì e notte intenti,

mai non si preser de le pompe cura,

tanto accorti nel resto, e diligenti;

e men Nerva e Traian, sì per natura

e per elettion pien di bontade,

che da la sua l'altrui sol si misura.

Né trovo c'Hadrian di libertade

mai le donne privasse, e colui meno,

che il bel nome acquistò per gran pietade.

Ma che direm di quel sì dotto e pieno

d'alte virtù, ch'ogni più chiaro imbruna,

né lingua humana può lodarlo a pieno

che mai non fe' contra gli ornati alcuna

legge, ma confirmò tacitamente

l'uso, per cosa al publico opportuna

essendo in guerra stato arditamente

sì lungo tempo, che restò canuto,

contra i Germani ardita e fera gente.

Per non crescer gravezza, o più tributo

a le provincie del romano Impero

già sendo il suo thesoro a fin venuto,

l'ornato imperiale hebbe in pensiero

di vender tutto, et essequillo tosto,

che impedir nol poteo morto già Vero.

Panni e broccati e drappi di gran costo

d'argento, e d'or divisi, over congiunti,

fatti e in Phrigia e in Egitto e più discosto,

con fregi e con ricami e con trapunti

a viti, a groppi, a foglie, a vasi, a fiori,

con bei compassi, e con leggiadri punti,

coltre distinte a varii e bei lavori,

di porpora e d'argento e d'or tessute

con rami, e con augei di più colori

vaghe veste, e di prezzo, che venute

di Persia, e di Damasco e d'Ethiopia,

gran tempo in gran custodia fur tenute,

di cui Marco trovò sì larga copia

che satisfecer senza altrui gravezza

del noto erario a la palese inopia.

Ma chi l'inestimabile ricchezza

diria di tante, e ben formate perle

cosa che sì da voi donne s'apprezza,

di tal peso, e candor, c'hoggi a vederle

sol, vi potreste riputar felici?

Che poi dunque saria potendo haverle?

Queste con sommo studio da pendici

varie, in gran tempo fur quivi raccolte

d'Indi, Scithi, Erithrei, Thraci e Phenici.

Chi potrebb'anco annoverar le molte

anzi infinite gemme da diverse

parti del mondo poste ivi in più volte?

Ciò che uniro Astiage e Creso e Xerse

con gli altri antichi Regi, e monarchie

Mede, Assirie, Egittie e Lide e Perse,

Roma tutto acquistò ma non son mie

parti a narrar de i pretiosi ornati

le bellezze, i lavor, le leggiadrie.

Basta ch'essendo per l'adietro stati

d'Augusti, poi si convertiro in uso

di donne, e d'altri cittadin privati.

Fin qui parmi a bastanza haver conchiuso

che torto fassi a questo illustre sesso

hor vuo' mostrar, che giustamente accuso

la legge, a noi cagion di danno espresso.