XVI

By Iacopo d'Albizzotto Guidi

O Muse, o alto ingegno, o poesia,

or m'aiutate col vostro valore,

sì ch'io possa seguir la voglia mia

di racontare co·molto vigore

dond'hano e Vinizian' tal degnità

e tante perminenze e tant'onore!

Ha 'l doge loro tanta autorità

ch'altro che 'l papa e lo 'mperadore

non è di tanto onore e qualità

quanto fa lui, e non altro signore,

perché la conquistò la Signoria

co·llor possanza e co·lor vigore.

Non creder tu ch'i' ti dica bugia

che cotal degnità le fosse data

già per preghiere o per simonia;

ma molto verilmente fu acquistata

quando lo 'mperador contr'al papato

volle disfarlo con la sua armata:

che ' Viniziani poi, da l'altro lato,

con loro armata per difender quello,

sì llo sconfisson, com'i' ho trovato,

e presono el figliuol, ch'era sì bello,

e menollo a Vinegia al Santo Padre

e per prigion lo presentò ad ello

con tutte suo galie e le suo squadre.

E fu sì sanguinosa tal battaglia

che molti gran' figliuol' tolse a le madre.

E se llo mio intelletto non s'abaglia,

per Viniziani si fu ordinato

col Santo Padre usciss'e' di travaglia

e allo 'mperador si fu mandato

quel suo figliuolo a dover trattare:

che con el papa sia pacificato,

o veramente lui abia a tornare

a Vinegia in prigion sotto suo fede,

sì come per suo fé volle giurare.

Ma per più valentuomini si crede

che ll'amor che portava al suo figliuolo

fosse cagion che lui chiese mercede

al Santo Padre, bench'avesse duolo

sì della rotta e po' della vergogna,

ché di tal figlio rimaneva solo.

E se llo mio intelletto qui non sogna,

molto li parve duro tal partito,

ma pur convene fornir la bisogna;

e cciò che 'l papa volle fu seguito:

lo 'mperadore si véne in persona

dentro in Vinegia, come tu ha' udito,

al Santo Padre, come si ragiona,

e a' suo piedi si misse disteso,

sì come sogiogata suo persona

e confessando lui avere offeso

contra ragion e avere peccato,

siccome ciaschedun può avere inteso.

Allora el papa sì gli ebe posato

el piè in sul collo, e gli ebe a dire

certe parole ch'i' non t'ho notato

'n questi versi, per non voler fallire;

e dette queste, fu pacificato

lo 'mperio e 'l papa, co·somo disire.

E d'ogni cosa che qui t'ho contato

di tutto e Vinizian' furon cagione

che di tal nimistà fosse lasciato

ciascuno in pace, com'è di ragione,

e 'l Santo Padre fosse messo in Roma

dal Sacro Imperio con divozïone.

Troppo sarebe grave a me tal soma,

s'i' t'avessi a contar ciascuna parte,

perché mia mente rimarebe doma;

e non mi basteria ben cento carte

a volerti contar ciascuna cosa,

perché della memoria non ho l'arte;

e lla mia lingua non arìa ma' posa

se tutto el fatto volessi contare,

perché d'afanno sarebe angosciosa.

Ma i' vo' dire che si può groriare

Vinegia d'aver tal cittadinanza,

che ll'hano fatta sì mutiplicare

in forza e 'n senno, riccheze e possanza,

ch'un'altra, credo, non sia tra ' Cristiani,

sia sì benigna sanz'altra aroganza,

o vuogli al mare e 'n terra, in monti e piani.

Se tu vai ben cercando la tuo mente,

o vuo' tra Turchi, Barberi o Pagani,

niun'altra credo sia sì soficiente

ch'a questa punto si possa aguagliare.

E va' cercando particularmente

ch'un'altra, credo, non potra' trovare

che di tal pregio aguagliar si possa,

perché di maraviglia non ha pare.

E per dir altro mia lingua fia mossa,

ma mio intelletto non fia soficiente

per dare al mio voler pur una scossa,

ma cciaschedun che ha sana suo mente

e intelletto saldo sanza sdegno,

se va cercando diligentemente,

sì trovarrà ch'i' non agiungo al segno

intro 'l mio dire che non sia più assai

a metterne la vita per un pegno;

ma i' vo' dir che gli avien sempremai

che molti per invidia si diranno

che non sia tanto quanto t'udirai.

Ma pure i' metterò qui mio affanno

a racontare con discrezïone

a tutti quelli che questo non sanno.

El mio volere in ciò si dispone,

per mentovarti più soccintamente

che i' potrò, e con brieve sermone,

per far contenta tutta quella gente,

che questo dire udirano con voglia

e que' che llegon questo dir presente.

Agli altri malcontenti sarà doglia

d'udir la gran prudenza e fedeltà

e affezione al ben comun che boglia

la voglia a' cittadin' di tal città

di mantenerla in onore e 'n istato

per lor gran senno e per la lor bontà.

E ben si può Vinegia aver vantato

da esser retta sì discretamente

da tal governo che ll'ha governato.

Non ebe Roma mai al suo vivente

tal' cittadin', né di tal fedeltà,

che lla regesse tanto fedelmente

quant'ha Vinegia intro la suo città.

E che sia vero quel ch'i' ti vo' dire,

se pora' mente alla lor qualità,

ché quel ch'i' dico non si può disdire,

se non chi vuol contraporse al dovere

e dalla verità si vuol partire,

non credo un'altra tu possa sapere

che tanto tempo abia retto suo stato

con tanta fedeltà e d'un volere.

Pochi o nessun tra loro s'è trovato

che s'abia contraposto a tal governo

che di tal voglia sia ben capitato.

E se nel mio intelletto el ver dicerno,

tant'ha la fede tra loro operato

quanto si può nello Stato moderno:

è lla speranza c'han del gran beato

meser san Marco, ch'è lor protetore,

ch'al sommo Idio istà sempre a·lato,

a pregar quello con divoto cuore,

per questa santa e benigna città

ché lla difenda da ogni traditore.

E poi in essa è tanta carità

tra lor che dir non si potria presente

in questi versi, a dir la verità.

La gran giustizia ch'è in questa gente,

che cciaschedun che con costor s'impaccia

ha suo dovere diligentemente,

e non si guarda nessun per la faccia,

– o grande o picolo, o di che stato e' sia –,

che lla ragion di sùbito lo spaccia.

E no·ll'abi nessuno in villania

e sia chi voglia per lui si divari

della ragione la diritta via,

o vuogli in cherminale o in danari,

in tutte cose fan giusta sentenza,

sì che la lor bilancia sta di pari.

Ancor si truova in lor tanta prudenza

che ogni caso che possa avenire

provegon presto sanza ricistenza

colla possanza loro e co·l'ardire,

perché stan forti e fermi a tal volere

che lla forteza gli fa soferire.

Mai a nessuno non fan dispiacere,

ma 'mprima si laserano ofendere

che contro alcun no·risponda al dovere.

La temperanza tutti gli ha a riprendere

nella lor coscïenza, sì che mai

co· gnuno tu li vedessi contendere.

Benigni tutti sì li troverai,

con dolce sangue e d'un volere umani,

di lor servigi quanti ti vorrai.

Sempre n'arai e non ti fian villani,

ma come gentiluom sarai servito,

purché nel domandar tu non ti strani.

Ancor d'ogni scïenza è ben fornito

questa città intro suo cittadini

ch'a 'mprender quella hanno stabilito.

Molti maestri v'è di più confini

che legono in Vinegia con gran pratica

d'ogni scïenza con giusti latini:

chi legge poesia e chi gramatica,

chi rettorica e chi filosofia,

e chi loïca, che l'altre travarica.

Di musica v'è tanta maestria

intro suo cittadin' d'ogni stormento

e di cantor' che tti parìa resia.

E ben si può tener d'esser contento

Vinegia d'aver tal cittadinanza,

d'ogni vertù copiosi, s'i' no·mento:

ch'a 'mprender quelle hanno per usanza

co·l'altre ch'i' non dico nel mio dire,

le quai ti conterò sanza fallanza.

E qui vo' seguitar, per non fallire,

di tre altre virtù ch'i' ho lasciate

e a contar quelle piglierò ardire.

E anche queste t'arò nominate,

sicché intro 'l mio dir non sia resia,

acciò ch'intenda come son chiamate.

La prima d'esse si è strologia

e arismetrica, ch'è di grande ingegno;

e drieto a queste si è la giometria.

Molti suo cittadini in questo segno

son nominati che sian vertüosi,

ché di cotal virtù ciascun sia degno,

ch'a 'mprender quelle non son stati oziosi

coll'altre che di sopra t'ho contate,

sì che di tal virtù vivon gioiosi.

E molti d'essi che l'hanno imparate

sì torna a la lor fama sì buon frutto,

secondo che acade alle giornate,

benché cciascuno non può saper tutto,

pur son tra questi ch'è ne' lor consigli,

ch'a' lor bisogni ne cavan costrutto.

Non vo', lettor, che tu ti maravigli

di quel ch'i' dico di tal' cittadini,

né di tal dire vo' che tu bisbigli.

I' voglio uscire omai d'esti confini,

per non tenere a tedio li uditori

di questi versi con altri latini;

e vôti racontar cose magiori

che hanno e cittadin' che i' t'ho detto,

che fan misericordia a' lor minori.

S'alcun da nicistà fosse costretto,

costor son sempre presti a sovenzione

e ma' non guardan se in lui è difetto,

ma hanno in loro tanta discrezione

che sia chi voglia che sia bisognoso

in lui è fata buon'operazione.

Acciò che lla suo vita stia in riposo

è proveduto di più caritade,

purché nel domandar non sia ozioso:

ch'i' ti prometto, in buona lialtade,

ch'a far limosin' per l'amor di Dio

è buon'usanza in questa cittade

più che in niun'altra, dico, al parer mio,

perc'han la carità intro la mente

a cciaschedun, sì come el padre al fio.

Benigni sono con ciascuna gente

a perdonar chi li avessi ingiuriati

sanza malizia, ma con pura mente.

A render pace e' sono aparecchiati,

perc'hanno dolce sangue per natura,

né cercan mai d'esersi vendicati.

Benigni, onesti, umìli oltramisura

son tutti e Vinizian' sanza periglio,

e d'ogni buon volere è la lor cura,

e spezialmente quelli del Consiglio,

i' dico i gentiluom' naturalmente,

ché d'altre genti lo metto in periglio.

È la lor condizion tanta fervente

che lle più volte sì gli troverrai

sempre a le chiese condivotamente

a udir messe e prediche assai,

vespri, compieta e altre orazïoni,

e altri beni, come tu udirai.

Non però tutti, ché di più ragioni

ci son degli altri d'altre volontade

che hanno in loro altre condizioni;

ma la più parte di questa cittade

son cresïastici e di vita onesti,

ché non son tutti d'una qualitade.

Altri ve n'è ch'a altre cose son destri,

al fatto dello Stato e degli ufici,

che son di più 'ntelletto e più maestri.

Per altro dire non voglio star quici,

per racontarti di cose magiori,

donde trarai dimolti benefici.

A volerti contar co·mie valori

la grande nobiltà e gentileza

ch'è in Vinegia ne' suo reggitori,

el mie intelletto non ha tal fermeza

ch'i' possa dirne una menoma parte

di lor possanza, né di lor richeza;

e converebe ch'io avessi l'arte

della mimoria, a volerti narare

quant'è la lor bontà in queste carte.

Ma stu vuo' bene tuo mente cercare

ben ogni parte con gran diligenza,

fra l'altre terre questa non ha pare

che sia degna d'onore e riverenza,

perch'ella porta dell'altre corona

di nobiltà, di fama e di clemenza.

Per tutto el mondo suo fama risuona,

sì di riccheza, di senno e possanza,

e di giustizia ha suo fama buona.

A far mercatantìa costei avanza

ogni altro luogo che sia tra ' Cristiani,

perché tal asercizio han per usanza.

O vogli in terra ferma o de' Pagani,

costor si vanno per tutti e camini,

per mare e 'n terra ne' paesi strani:

tra Barberi, tra Turchi e Saracini,

Greci e Pugliesi, Schiavi e cCiciliani,

e Lombardi, Marchiani e Fiorentini,

e anche con Fiaminghi e Catalani,

con Inghilesi, Spagnuoli e Franceschi,

ben ogni gente hanno per le mani,

con Ungheri, Boemmi e con Todeschi,

e ogni altra nazion ch'i' non ti dico,

acciò che tanto dir non ti rincreschi,

e più molt'altri ch'i' non ti riprìco;

con tutti quanti fan mercatantìa,

ch'a dir gran quantità non contradico.

E non l'abia nessuno in villania:

niun'altra terra so non puo' trovare,

se tu va ben cercando ad ogni via,

che ma' con questa si possa aguagliare,

perché tra l'altre è sì maravigliosa

che d'ogni cosa questa non ha pare.

Ma la mia lingua non arebe posa

s'i' volessi contarti la suo fama

e di suo condizion' ciascuna cosa.

De l'altre terre reina si chiama

Vinegia bella, d'onore adornata,

qual ha presa san Marco per suo dama.

A questo sposo è sì racomandata

che per le' priega el sommo Creatore

che lla difenda da chi ll'ha odiata

e mantenga tra lor cotanto amore

che tutti a un voler sia sempre uniti

con sincero intelletto e fermo cuore.

E da tal volontà non sian partiti,

per mantenere la lor libertà,

sì che la tirania abian fugiti.

Lo Stato loro con gran carità

mantenga Idio colla mente pura.

Insin che questo mondo durerà

regnino in pace sanz'altra rancura.