XVI

By Leon Battista Alberti

Piango cantando. Oimè, debb'io morire?

Misero me, misero me, i' moro,

e io stessi m'accoro;

i' fuggo ogni salute al mio languire.

Misero chi si crede

aminuir l'ardore,

discoprendo la fede,

ch'altrui li fa signore;

oimè, coperto amore

convien serva a sua posta e libertade,

benché l'altrui pietade

c'inviti a confidar nel ben servire.

Aimè, ch'i' mi pensai

rallentar mïa doglia,

e parte mi fidai

discoprir mïe voglia.

Infelice chi spoglia

l'arme che col soffrir molto l'aita!

Meglio è finir sua vita,

che dover senza merto altrui servire.

Ripenso, duolmi, spasimo,

e meco ne fo storia;

lodo, ispero, biasimo,

e riduco a memoria

che pure egli è vittoria

poter, perdendo, adoperar sue armi.

Io andai a legarmi,

e né posso tacer, né gliel so dire.

Invidiosa Fortuna,

anzi i' fui stolto;

non sapev'io che niuna,

benché la serva molto,

soffrì mai sie sciolto

da' lacci, con che Amor ne inreta e tiene?

Or pianger ne conviene,

stolti, che al fuoco entràn credendo uscire.

A noi, meschini amanti,

qual dura non si pieghi,

udendo nostri pianti,

nostri sospiri e prieghi?

Chi sarà che dinieghi

che un fedel servir merti merzede?

O Iddio, altri pur vede

che fede e onestà mi fa soffrire.