XVI

By Luigi Tansillo

Dolorosi martir, fieri tormenti,

Duri ceppi, empi lacci, aspre catene,

Ov'io la notte e il dì, l'ore e i momenti

Misero piango il mio perduto bene,

Triste querele, voci, urli, e lamenti,

Lacrime spesse, e sempiterne pene

Sono i miei cibi e la quiete cara

De la mia vita oltre ogni assenzio amara.

Poi che disciolto a trionfar ne vegno,

A la porta del tempio scriver voglio:

Amanti, assai può amor, ma più può sdegno.