XVI

By Pietro Metastasio

Ah troppo è ver! Quell'amoroso ardore,

Che altrui scaldò la prima volta il seno,

Mai per età, mai non s'estingue appieno.

È un fuoco insidioso

Sotto il cenere ascoso. A suo talento

Sembra talor che possa

Trattarlo ognun senza restarne offeso;

Ma, se un'aura lo scuote, eccolo acceso.

Sol che un istante io miri

La bella mia nemica,

La dolce fiamma antica

Sento svegliarmi in sen.

Ritorno a' miei sospiri,

D'amor per lei mi moro,

Il mio destino adoro

Negli occhi del mio ben.

Né sol quando la miro,

Ardo per Nice: ove mi volga, io trovo

Esca all'incendio mio. Là mi ricordo

Quando m'innamorò; qui mi sovviene

Come giurommi fede. Un luogo, oh Dio,

I suoi rigori, un mi riduce in mente

Le tenerezze sue: questo al pensiero

Tornar l'idea vivace

D'una guerra mi fa, quel d'una pace.

Che più? Le ninfe istesse,

Che a vagheggiar per ingannarmi io torno,

Fan ch'io pensi al mio ben. Di Silvia o Clori

Talor le grazie ammiro; il crin, la fronte

Lodo talor: ma quante volte il labbro

Dice: ‘Questa è gentil, vezzosa è quella’,

‘Nice’, risponde il cor, ‘Nice è più bella.’

Bella fiamma del mio core,

Sol per te conobbi amore,

E te sola io voglio amar.

Non mi lagno del mio fato:

Dolce sorte è l'esser nato

Sol per Nice a sospirar.