XVII

By Francesco Bolognetti

Ch'una sol volta, io v'ho di sopra detto,

le pompe in Roma moderò il Senato,

da gran necessità mosso e constretto,

ma che a le donne in breve confirmato

fu il privilegio lor, sendo il timore

che a far tal legge lo sforzo cessato.

Ho mostro anchor, che alcun Imperatore,

c'havesse buona e retta intentione,

di tor gli ornati mai non hebbe in core

ma che da crudeltà spinto Nerone

la legge fe', che fu rotta il prim'anno,

per tender lacci a tutte le persone.

Hor pria che a discoprir cominci il danno,

che dal tor via le pompe a noi deriva,

m'occorre a dir d'un altro empio tiranno,

anzi d'un mostro d'Acheronte in riva

nato, per scherno del romano Impero:

tai cose fece, e tai di fare ordiva.

Costui del figlio nacque di Severo,

come affermò la matre, e l'avia Mesa

ma sol Dio può saper se fosse vero.

Questi contra Macrin vinta l'impresa,

e dal Dio di Phenicia il nome tolto,

sen venne a Roma senz'altra contesa.

E di bianco e di rosso havendo il volto

tinto, a guisa d'impura meretrice,

stava dì e notte ne i profumi involto.

Ma sì a minuto raccontar non lice,

dove son donne almen, quel che per tanti

saggi scrittori di costui si dice.

Pur dirò ch'egli di feminei manti

vestito ogni hor, de l'uno e l'altro sesso

ponea gran studio in satisfar gli amanti.

Un tempo a costui fu da Dio commesso

de la terra il governo, e da lui poi

de l'empia madre tutto in preda messo.

Deh, come ben trovi la via, se vuoi

dar castigo o gran Padre onnipotente

di tanti enormi e gravi falli a noi.

E fatto ciò, la matre sua presente

fu nel Senato sempre, ove conchiuso

per l'avvenir fu senza lei niente.

La legge matronal da questa in uso

fu posta alhor, che i gradi distinguea,

non che l'ornato fosse in tutto eschiso.

Di porpora le veste haver dovea

per forza questa, e d'oro il crine adorno,

le gemme a i piedi, o in gran pena cadea.

Quell'altra haver non lice al crine intorno

l'oro, né mai portar vesta di seta,

se non vuol danno riportarne, o scorno.

Concede a l'una il cocchio, a l'altra il vieta

questo l'asinel tira e quello il bue,

l'altro il destrier, che ad ogni cosa è meta.

Chi sol con un destrier, chi va con due,

come comanda, e vuol Semiamira

con quei decreti e vane leggi sue.

Dei destrieri a le selle anchor si mira;

chi l'ha d'avorio, e chi d'oro, e chi d'osso,

e se avvien che un sol manchi ella s'adira.

Ma raccontar ciò, ch'ella fe', non posso,

né voglio, che trovar vi potrei forse

cosa da farmi per vergogna rosso.

Costei col figlio tanto innanzi scorse,

ch'ambedue fur con stratio uccisi in breve,

e in tal maniera a Roma Iddio soccorse.

E i lor decreti, come a l'Austro neve

dileguarsi veggiam, si dileguaro

subito, o come alcun vapor più lieve.

Mi persuado già che ogniun sia chiaro,

che le donne privar non è chi possa

di quanto con virtù già si acquistaro.

Pur dirò questo anchor: mentre commossa

pur dianzi era l'Italia in più d'un loco

per l'aspre guerre, e d'human sangue rossa,

e che tanti paesi a ferro, a foco

gir si vedean con stratio e con lamento

di tanti, come a noi premesse poco,

le donne alhor potean d'oro e d'argento

e d'ostro ornarsi il petto e il collo e il crine,

con gemme, e fregi, ed hor, che il foco è spento,

e che si stan d'intorno le vicine

città con le lor donne in gioco, e in festa,

le nostre se ne van triste e meschine.

Senza ornamento alcun di perle in testa,

con panni oscuri, come appaia sola

del gaudio universal Bologna mesta

oltra ch'essendo (come il grido vola)

per dechiarar con purità l'antica

legge, appresso di noi la miglior scola.

Qual fia tanto ignorante, che non dica,

e che al contrario noi far non dimostri

di quella gente sì del giusto amica?

Già detto v'ho, che l'or, le gemme, e gli ostri

vietati a Roma fur nel commun lutto,

sopra i cui riti son fondati i nostri.

E che il paese in pace poi ridutto,

e l'orgoglio Aphrican gettato a terra,

fu derogato a quella legge in tutto.

Ma per contrario noi, mentr'era guerra,

stava la porta de gli ornati aperta,

e hor, ch'Italia in pace sta si serra.

Le gemme e l'oro e gli ostri è cosa certa,

ch'opra furon di Dio, né indarno fatti,

ma perché in uso il tutto si converta.

Di ciò non mangian cani, augei, né gatti;

non son d'huomini cibo, né di fere;

a gli ornamenti sol dunque son'atti.

E de le donne in spetie, che apparire

le fanno assai più belle e più gentili,

e di via più leggiadre alte maniere;

più caste, o più modeste i panni vili

far non le pon, né per contrario anchora

le pretiose veste e i bei monili.

Di ciò togliendo l'uso, adunque fora

vana l'opra di Dio, che nulla in vano

tante cose per noi produce ogni hora.

E quando l'huom con violenta mano

la donna in servitù per forza pose,

tanto in quest'atto dal dover lontano,

l'oro, e le gemme, e tutte l'altre cose

per suo ristoro a larga man le diede,

e con tal fraude alhor quel torto ascose.

La donna a noi soggetta esser si vede

sotto pretesto van di finti honori,

di tanta servitù poca mercede.

Se stesso l'huom di frutti, e lei di fiori

pascendo va con questi privilegi

d'haver ricami e variar colori.

Ma s'avvien poi che tanto si dispregi

scemando in parte la sua leggiadria,

col torle i panni d'or, le gemme e i fregi.

Temo che non le nasca in fantasia

qualche capriccio, perché spesse volte

dal buon sentier per sdegno si travia.

Guasta del tutto si vedrà di molte

belle doti, c'ha il mondo, la più bella,

se fian le pompe fuor de l'uso tolte.

Non cosa humana, ma divina è quella,

già cantata e descritta in mille carte,

de la natura figlia, anzi sorella;

questa sì rara, e nobil cosa è l'arte,

che a i bisognosi quanto a i ricchi avanza

divide, e con misura, ogni hor comparte.

Se de gli ornati estinta fia l'usanza,

convien che l'arte, e seco insieme cada

a tanti anchor di viver la speranza.

Che al fin constretti a gir per torta strada

al vitio passaran da la virtute,

chi di fune morendo e chi di spada.

Quante fanciulle povere, cadute

nel disagio, fian d'altri in preda messe

vendendo l'honestà per la salute.

O quanti padri, o quante madri, oppresse

da gran necessità, le proprie figlie

daranno a prezzo, e quante anchor se stesse.

E gir vedransi a mal tante famiglie

per varii casi, e in queste e in quelle parti

l'herbe di sangue human farsi vermiglie.

Perché sbandite e discacciate l'arti

pronti appresso di noi ridursi veggio

per tutto il mondo i vitii prima sparti.

Furti, homicidii, sacrilegi, e peggio,

stupri, rapine e incendii; ma s'io penso

tutti narrargli, o quanto erro e vaneggio.

Possibil poi non è contar l'immenso

util, che l'arte a l'human seme apporta,

né discorrendo può capirlo il senso.

D'ogni dritto pensier questa è la scorta,

la gioia accresce, e mitiga gli affanni

e tutti là, dov'è l'honor, ci porta.

Da l'altra parte i gravi acerbi danni,

che da l'essiglio suo nascon, se tutti

volessi dir, consumarei molti anni.

Né gli potrei narrar con gli occhi asciutti,

e questo del bandir purpuree gonne,

fregi e ricami e perle sono i frutti;

ritorniam dunque in libertà le donne.