XVII

By Pietro Metastasio

Che vuoi, mio cor? Chi desta

In te questi fin ora

Tumulti ignoti? Or ti dilati, e angusto

Il sen non basta a contenerti appieno;

Or ti restringi, e non ti trovo in seno.

Or geli, or ardi, or provi

Mirabilmente uniti

Delle fiamme e del gel gli effetti estremi.

Ma che vuoi? Peni, o godi? Ardisci, o temi?

Ah lo so: mi rammento

Quel giorno, quel momento

Ch'io vidi incauto in un leggiadro ciglio

Scintillar quella face ond'or m'accendo.

Ah pur troppo lo so: cor mio, t'intendo.

T'intendo sì, mio cor;

Con tanto palpitar

So che ti vuoi lagnar

Che amante sei.

Ah taci il tuo dolor;

Ah soffri il tuo martìr:

Tacilo, e non tradir

Gli affetti miei.

Ma che! Languir tacendo

Sempre così dovrassi? Ah no; gli audaci

Seconda Amor. Sappia il mio ben ch'io l'amo,

E lo sappia da me. Dirò che rei

Son gli occhi suoi dell'ardir mio; che legge

È di natura il dimandar pietade.

Dirò... Ma se l'altera

Con me si sdegna, e se mi scaccia? Oh dèi!

Vorrei dirle ch'io l'amo, e non vorrei.

Placido zefiretto,

Se trovi il caro oggetto,

Digli che sei sospiro;

Ma non gli dir di chi.

Limpido ruscelletto,

Se mai t'incontri in lei,

Dille che pianto sei;

Ma non le dir qual ciglio

Crescer ti fe' così.