XVIII. ALL'INCOMPARABILE CLIMENE TEUTONICA P. A. MANDANDOLE LA PRECEDENTE CANZON...
O Climene, o primo onore
Del real populeo fiume,
Mio presidio, e dolce amore
Del cetrato intonso nume:
Se la bella alma Salute
Da Esculapio omai stancata,
Di fresch'erbe sconosciute
L'aureo crine inghirlandata,
Di Cocito al tenebroso
Cupo regno alfin cacciò
Quel malor che sì oltraggioso
Le tue guance scolorò;
E chiamando in lieto aspetto
Le tranquille ore di pria,
Te le guida appresso il letto
A tenerti compagnia:
Porgi orecchio ai versi un poco
Che il tuo vate a cantar prese
Per temprar d'amore il foco
Che un bel volto in sen gli accese.
Altre volte in Pindo i miei
Casi acerbi udir volesti;
E, pietosa come sei,
Del mio mal cordoglio avesti.
Dritto è dunque ch'io ti canti
Le novelle mie sconfitte
Non ancor su i lauri amanti
D'Elicona incise e scritte.
Mentre io canto, al tuo Camillo
Dal gran Tebro arrechi Imene
Su l'Eridano tranquillo
Le soavi sue catene;
E alla mia Ferrara in grembo
Di felici ascosi eventi
Versi Giove un largo nembo:
Ma tu siedi intanto, e senti.