XVIII – Berni

By Giacomo Leopardi

Colui che pose nome piccol mondo

A l'uomo, ebbe d'ingegno un ricco dono:

Ché da l'esser in fuor, com'egli, tondo,

Tutte l'altre faccende in esso sono.

Ha del largo, del lungo, del profondo,

Del mediocre, del tristo e del buono:

Tutte le qualità de gli elementi

Produce, pioggie e nevi e nebbie e venti.

Si rannugola spesso e rasserena:

La terra sua or sì or no fa frutto;

Perch'ell'è dove grassa e dove rena,

Or ha troppo del molle or de l'asciutto.

Torrenti e fosse d'acqua e fiumi mena,

Che fanno 'l corso loro or bello or brutto:

Questi potrian chiamarsi gli appetiti,

Che sempre van, perché sono infiniti,

E son da le due ripe raffrenati:

Vergogna è l'una, e l'altra è la ragione:

Le quai quando trapassan, son gonfiati,

E non han né cervel né discrezione:

Quando corron quieti, chiari e grati,

Sono appetiti de le cose buone.

Que' venti, pioggie, nevi, giorni e notti

Indovinate voi, che siete dotti.

Tra gli elementi, la disgrazia vuole

Che de la terra noi più parte abbiamo;

E che siccome è quella al cielo e al sole,

Così noi anche sottoposti siamo:

In essa or quel pianeta or questo suole

Produr quel che miniera noi chiamiamo;

E questa cosa è in noi per eccellenzia

In numero, in grandezza, in differenzia.

Chi crederà ch'ognun le sue miniere

Abbia de l'oro e de gli altri metalli,

Fin al salnitro? e pur son cose vere:

Ma la fatica è a saper trovalli.

Chi si diletta d'ozio, chi d'avere;

Di lettere uno, un altro di cavalli;

Piace a questo il cantare, a quello il suono

E queste le miniere nostre sono.

Le quai, secondo che son più o meno

Degne, hanno più del piombo o più de l'oro.

Un che sappia conoscere il terreno,

È mo atto a scoprir questo tesoro.

Come in Puglia si fa contra al veleno

Di quelle bestie che mordon coloro

Che fanno poi pazzie da spiritati,

E chiamansi in vulgar tarantolati;

E bisogna trovare un che, sonando

Un pezzo, trovi un suon ch'al morso piaccia;

Sul qual ballando, e nel ballar sudando,

Colui da se la fiera peste caccia.

Chi questo e quello andasse stuzzicando

Con qualche cosa che gli satisfaccia,

La vena e la miniera troverebbe,

E gli studi d'ognun conoscerebbe.