XVIII – Berni
Colui che pose nome piccol mondo
A l'uomo, ebbe d'ingegno un ricco dono:
Ché da l'esser in fuor, com'egli, tondo,
Tutte l'altre faccende in esso sono.
Ha del largo, del lungo, del profondo,
Del mediocre, del tristo e del buono:
Tutte le qualità de gli elementi
Produce, pioggie e nevi e nebbie e venti.
Si rannugola spesso e rasserena:
La terra sua or sì or no fa frutto;
Perch'ell'è dove grassa e dove rena,
Or ha troppo del molle or de l'asciutto.
Torrenti e fosse d'acqua e fiumi mena,
Che fanno 'l corso loro or bello or brutto:
Questi potrian chiamarsi gli appetiti,
Che sempre van, perché sono infiniti,
E son da le due ripe raffrenati:
Vergogna è l'una, e l'altra è la ragione:
Le quai quando trapassan, son gonfiati,
E non han né cervel né discrezione:
Quando corron quieti, chiari e grati,
Sono appetiti de le cose buone.
Que' venti, pioggie, nevi, giorni e notti
Indovinate voi, che siete dotti.
Tra gli elementi, la disgrazia vuole
Che de la terra noi più parte abbiamo;
E che siccome è quella al cielo e al sole,
Così noi anche sottoposti siamo:
In essa or quel pianeta or questo suole
Produr quel che miniera noi chiamiamo;
E questa cosa è in noi per eccellenzia
In numero, in grandezza, in differenzia.
Chi crederà ch'ognun le sue miniere
Abbia de l'oro e de gli altri metalli,
Fin al salnitro? e pur son cose vere:
Ma la fatica è a saper trovalli.
Chi si diletta d'ozio, chi d'avere;
Di lettere uno, un altro di cavalli;
Piace a questo il cantare, a quello il suono
E queste le miniere nostre sono.
Le quai, secondo che son più o meno
Degne, hanno più del piombo o più de l'oro.
Un che sappia conoscere il terreno,
È mo atto a scoprir questo tesoro.
Come in Puglia si fa contra al veleno
Di quelle bestie che mordon coloro
Che fanno poi pazzie da spiritati,
E chiamansi in vulgar tarantolati;
E bisogna trovare un che, sonando
Un pezzo, trovi un suon ch'al morso piaccia;
Sul qual ballando, e nel ballar sudando,
Colui da se la fiera peste caccia.
Chi questo e quello andasse stuzzicando
Con qualche cosa che gli satisfaccia,
La vena e la miniera troverebbe,
E gli studi d'ognun conoscerebbe.