XVIII. - Pietà e umiltà crescono pregio alla bellezza

By Bernardo Giambullari

Deh, non essere sdegnosa

contr'a chi ti porta amore;

se tu se' gentil di core,

tu debb'esser graziosa.

Tu se' bella e se' gentile,

nel parlare savia e onesta;

nella vista pari umile,

e nel cor tu se' rubesta.

Crudeltà troppo molesta

tuo' leggiadri e be' sembianti;

non t' incresce de' mie' pianti

perché tu non se' piatosa.

La piatà, l'esser umile,

par ch'avanzi ogni bellezza.

Deh, non ti far tener vile

per voler seguir durezza.

Dal tuo cor dividi e spezza

crudeltà, durezza e sdegno,

ch'i' t'ho dato il mie cor pegno

d'amar te sopr'ogni cosa.

Sie contenta omai di trarmi

fuor di tanto aspro dolore;

tu che puoi, voglia aiutarmi,

e a te sarà onore.

Deh, voglia seguire Amore

come tua biltà richiede;

se in te sarà merzede,

tuo biltà fie più famosa.

Andranne, ballata mia,

riverente al mie signore,

e parlando umile e pia

gli dirai per mio amore

che durezza in gentil core

to' la fama alla bellezza;

l'umiltà con gentilezza

la biltà fan gloriosa.