XVIII
Io nacqui al mondo sventurato e povero,
sanza virtù, sanza speranza alcuna,
in dispregio del sole e della luna,
e sanza amici e sanz'altro ricovero
e con fatiche che son sanza novero,
malvoluto dal mondo e da Fortuna,
e famisi ogni cosa bianca bruna:
me sol ne 'ncolpo, me sol ne rimpruovero.
Che rimedio ho se 'n sì strani accidenti
mi truovo, o Michel mio, essendo a noia
ancora a quei di cui mi chiamo figlio?
Ed ècci peggio ancor che le mie gioia,
che Cupido mi diè con tai contenti,
rivolta s'è col tuo turbato ciglio.
Sanza aiuto o consiglio,
come di sopra dissi, vivo e sono,
e per più mio dolore ho l'almo buono.