XVIII

By Giovan Matteo di Meglio

Io nacqui al mondo sventurato e povero,

sanza virtù, sanza speranza alcuna,

in dispregio del sole e della luna,

e sanza amici e sanz'altro ricovero

e con fatiche che son sanza novero,

malvoluto dal mondo e da Fortuna,

e famisi ogni cosa bianca bruna:

me sol ne 'ncolpo, me sol ne rimpruovero.

Che rimedio ho se 'n sì strani accidenti

mi truovo, o Michel mio, essendo a noia

ancora a quei di cui mi chiamo figlio?

Ed ècci peggio ancor che le mie gioia,

che Cupido mi diè con tai contenti,

rivolta s'è col tuo turbato ciglio.

Sanza aiuto o consiglio,

come di sopra dissi, vivo e sono,

e per più mio dolore ho l'almo buono.