XVIII

By Giovanni Prati

Quand´io mi guardo e sì piccin mi trovo,

di virtù nudo e di miserie carco,

in man ti prendo, o mio vecchio Plutarco,

e vergogna gentil mi rifà novo.

E foro e campo a me sembra il mio covo,

e strali appunto dell´ingegno a l´arco,

e ardito e prode e dignitoso e parco

da me rinasco, come fior da rovo.

E, fissandomi a´ tuoi, mi sa d´acerbo

non pareggiarli; e l´anima sul calle

della gloria s´avventa, e n´ho terrore:

perocché dal mio sogno alto e superbo

cader mi tocca in disperata valle.

Misero atleta è, senza tempi, il core!