XVIII
Se ti basta ch'io t'ammiri,
L'ottenesti, amica Irene:
Se d'amor vuoi ch'io sospiri,
Non tentarlo, è vanità.
Sei vezzosa, amabil sei,
Sembri bella agli occhi miei;
Ma per me non son catene
Solo i vezzi e la beltà.
S'io non accetto il loco
Che m'offri nel tuo cor, ninfa cortese,
Condannar non mi déi. D'Amori un nido
Stranamente fecondo
D'Irene è il core. Un s'incomincia appena
Su l'ali a sostener; l'altro s'affretta
Già dal guscio a spuntar. Porgon gli adulti
Esca ai nascenti; ed han pur questi in breve
Gli alunni lor. Cresce la turba a segno
Che già quasi è finita,
Che a numerarla impazzerebbe Archita.
Ve n'ha d'ogni colore. Un le viole
Par che spieghi ne' vanni, un altro i gigli:
Ve n'ha bruni e vermigli;
Fin de' bigi ve n'ha. Sempre i più belli
Gli aurei non son, ma cede ogni altro a quelli.
Son poi d'umor costoro
Tutti opposti fra loro. Un pensa e tace;
L'altro è franco e loquace. I suoi sospetti
Uno ha dipinti, un le sue gioie in faccia.
Chi prega, chi minaccia,
Chi chiede, chi rapisce,
Chi brama e non ardisce; un l'arco invola,
Un la face al rival, l'altro la benda.
S'insidiano a vicenda,
E s'abbracciano ognor. L'un l'altro teme;
S'aborriscono a morte, e stanno insieme.
E fra tanto tumulto
Me sperasti albergar? Sperasti in vano:
Io non amo sì poco il mio riposo.
Quel pigolar noioso,
Quell'eterno garrir, quell'importuno
Svolazzarmi su gli occhi, un sol istante
Tollerar non saprei. Credimi; entrambi
Meglio sceglier dobbiam. Di me tu cerca
Ospiti men ritrosi; un più tranquillo
Albergo io cercherò. Ciascuno attenda
Quello stile a seguir che più gli piace;
Tu conserva il tuo nido, io la mia pace
Sarà più dolce assai
Il tuo destin del mio:
Tu il genio tuo potrai
Meglio appagar di me.
Semplici tu gli amanti,
Fido il mio ben vogl'io;
E i semplici son tanti;
Ma la fedel dov'è?