XVIII

By Pietro Metastasio

Se ti basta ch'io t'ammiri,

L'ottenesti, amica Irene:

Se d'amor vuoi ch'io sospiri,

Non tentarlo, è vanità.

Sei vezzosa, amabil sei,

Sembri bella agli occhi miei;

Ma per me non son catene

Solo i vezzi e la beltà.

S'io non accetto il loco

Che m'offri nel tuo cor, ninfa cortese,

Condannar non mi déi. D'Amori un nido

Stranamente fecondo

D'Irene è il core. Un s'incomincia appena

Su l'ali a sostener; l'altro s'affretta

Già dal guscio a spuntar. Porgon gli adulti

Esca ai nascenti; ed han pur questi in breve

Gli alunni lor. Cresce la turba a segno

Che già quasi è finita,

Che a numerarla impazzerebbe Archita.

Ve n'ha d'ogni colore. Un le viole

Par che spieghi ne' vanni, un altro i gigli:

Ve n'ha bruni e vermigli;

Fin de' bigi ve n'ha. Sempre i più belli

Gli aurei non son, ma cede ogni altro a quelli.

Son poi d'umor costoro

Tutti opposti fra loro. Un pensa e tace;

L'altro è franco e loquace. I suoi sospetti

Uno ha dipinti, un le sue gioie in faccia.

Chi prega, chi minaccia,

Chi chiede, chi rapisce,

Chi brama e non ardisce; un l'arco invola,

Un la face al rival, l'altro la benda.

S'insidiano a vicenda,

E s'abbracciano ognor. L'un l'altro teme;

S'aborriscono a morte, e stanno insieme.

E fra tanto tumulto

Me sperasti albergar? Sperasti in vano:

Io non amo sì poco il mio riposo.

Quel pigolar noioso,

Quell'eterno garrir, quell'importuno

Svolazzarmi su gli occhi, un sol istante

Tollerar non saprei. Credimi; entrambi

Meglio sceglier dobbiam. Di me tu cerca

Ospiti men ritrosi; un più tranquillo

Albergo io cercherò. Ciascuno attenda

Quello stile a seguir che più gli piace;

Tu conserva il tuo nido, io la mia pace

Sarà più dolce assai

Il tuo destin del mio:

Tu il genio tuo potrai

Meglio appagar di me.

Semplici tu gli amanti,

Fido il mio ben vogl'io;

E i semplici son tanti;

Ma la fedel dov'è?