XVIII

By Veronica Franco

Molto illustre signor, quel che iersera

ne recai mio capitolo a mostrarvi,

scritto di mia invenzion non era;

ma non per tanto di ringraziarvi

non cesso, ch'avvertita voi m'abbiate

che, ch'io nol mandi a quell'amico, parvi;

e vi so grado che mi consigliate

di quello c'ho da far, quando a voi vengo

perché i miei versi voi mi correggiate.

Grand'obligazione al cielo tengo

ch'un vostro pari in protezzion m'abbia,

e più da voi di quel ch'io merto ottengo.

La gelosia, che dentro 'l cor m'arrabbia,

mi fece scriver quello ch'io non dissi;

ma fu del mio signor martello e rabbia.

Egli pria mi narrò quello ch'io scrissi,

e molte cose mi soggiunse appresso,

perché di lui 'n sospetto non venissi.

Non so quel che sia in fatto, ma confesso

ch'io mi sento morir da passione

di non averlo a ciascun'ora presso:

e questi versi scritti a tal cagione,

con scusa di mandargli quei saluti

di iersera, inviarli il cor dispone.

Prego la mercé vostra che m'aiuti

in racconciarli, e in far ch'a me ne venga

il mio amante e lo sdegno in pietà muti:

gli altri versi di ieri ella si tenga,

ch'io farò poi di lor quel ch'a lei piace;

e, pur ch'umil l'amante mio divenga,

d'ogni altra avversità mi darò pace.