XX

By Giosue Carducci

Molosso ringhia, o antichi versi italici,

ch'io co 'l batter del dito seguo o richiamo i numeri

vostri dispersi, come api che al rauco

suon del percosso rame ronzando si raccolgono.

Ma voi volate dal mio cuor, com'aquile

giovinette dal nido alpestre a i primi zefiri.

Volate, e ansiosi interrogate il murmure

che giù per l'alpi giulie, che giù per l'alpi retiche

da i verdi fondi i fiumi a i venti mandano,

gravi d'epici sdegni, fiero di canti eroici.

Passa come un sospir su 'l Garda argenteo,

è pianto d'Aquileia su per le solitudini.

Odono i morti di Bezzecca, e attendono:

«Quando?» grida Bronzetti, fantasmi erto fra i nuvoli.

«Quando?» i vecchi fra sé mesti ripetono,

che un dì con nere chiome l'addio, Trento, ti dissero.

«Quando?» fremono i giovani che videro

pur ieri da San Giusto ridere glauco l'Adria.

Oh al bel mar di Trieste, a i poggi, a gli animi

volate co 'l nuovo anno, antichi versi italici:

ne' rai del sol che San Petronio imporpora

volate di San Giusto sovra i romani ruderi!

Salutate nel golfo Giustinopoli,

gemma de l'Istria, e il verde porto e il leon di Muggia;

salutate il divin riso de l'Adria

fin dove Pola i templi ostenta a Roma e a Cesare!

Poi presso l'urna, ove ancor tra' due popoli

Winckelmann guarda, araldo de l'arti e de la gloria,

in faccia a lo stranier, che armato accampasi

su 'l nostro suol, cantate: Italia, Italia, Italia!