XX

By Ludovico Leporeo

Dunque io, che sono il dio di nobil arti,

Che tratto scettri, e plettri adopro esperti,

Che dispenso a' mortali uguali ai merti

Gli allori primi e ' più sublimi quarti,

Soffrirò (certo no!) che sieno sparti

A turba vil come a gentil miei serti,

E tra gli odei s'odano rei sconcerti

Di Beoti idioti, e amùsei Parti?

No, ché d'Aone o d'Elicone spirti

Cantar sdegnano a par di Zoili attorti

Di lauree no, ma di centauree e mirti.

Lunge dai nostri chiostri, antri, ombre ed orti

Vadano tra' Rifei, cadano in sirti,

Nel rio d'oblio, ne l'onda immonda assorti.