XX
Quei pianti, e quei sospir, ch'in mille boschi
Cantando sparsi dolcemente in rima,
Mentre vissi lontan dal mio bel sole,
Sperando pur che ritornasse l'alba,
Cangiar convienmi, or ch'importuna notte
M'asconde i raggi suoi, dolce mia cetra;
A' mesti accenti il mesto suono, o cetra,
Accorda, or che non lice in questi boschi
Altro sperar omai che nebbia e notte:
E sol chiamiam con triste voci in rima
Morte pietosa che ne mostri l'alba,
Cui da poi segue il sempiterno Sole.
Dagl'occhi miei cotanto amato sole,
Di cui sol ragionar desia mia cetra,
Quando fia 'l dì ch'a rimenarne l'alba
Ritorni, e veggia rifioriti e' boschi,
Pe' quali in bruna e paventosa notte
Men vo cantando amaramente in rima?
Quai dolci versi mai, qual prosa o rima
Mi renderanno il desiato sole,
E caverammi di sì strana notte?
Qual dolce suono, o sconsolata cetra,
Fia mai, per cui riveggia a questi boschi,
Or così foschi, ritornata l'alba?
Ohimè, che riveder così bell'alba
Giamai non spero, e sol piangendo in rima
Carco di doglia tra' più folti boschi
Andrò cercando il mio perduto sole;
E risonar farò con la mia cetra
Come sia giunta de' miei dì la notte.
Or che comincia ad imbrunir la notte,
Né speran gl'occhi riveder quell'alba
Che chiama sol l'addolorata cetra,
Voglio provar se con pietosa rima
Qual Orfeo trovar possa il mio bel sole,
Che già perdei negl'amorosi boschi.
Canzon resta ne' boschi, e tu, mia cetra,
Dolce rima cantiam, ch'ogni aspra notte
Scaccia alla fin con la dolce alba il sole.