XX.

By Tullia d'Aragona

La nobil valorosa antica gente,

che di novo i fratelli ancisi vede,

e in acerbo esilio a pianger riede,

Signore, a te, s'inchina umilemente.

E potendo vendetta arditamente

gridar da' monti, e piaghe, e mille prede,

mercè sola e pietate a te richiede,

di comune voler, pietosamente.

O sanator de le ferite nostre,

mira la velenosa e cruda rabbia,

che 'l sangue giusto, ingiustamente sugge.

Così tosto avverrà, ch'in te si mostre,

com'a gran torto, tanti danni or abbia

la gente, cui pietate e doglia strugge.