XXI – V. Colonna

By Giacomo Leopardi

Quando miro la terra ornata e bella

Di mille vaghi ed odorati fiori;

E siccome nel ciel luce ogni stella,

Così splendono in lei vari colori:

Ed ogni fiera solitaria e snella,

Mossa da natural istinto, fuori

De' boschi uscendo e de l'antiche grotte,

Va cercando il compagno giorno e notte.

E quando miro le vestite piante

Pur di be' fiori e di novelle fronde;

E de gli uccelli le diverse e tante

Odo voci cantar dolci e gioconde;

E con grato romor ogni sonante

Fiume bagnar le sue fiorite sponde:

Tal che di se invaghita la natura,

Gode in mirar la bella sua fattura;

Dico fra me pensando: quanto è breve

Questa nostra mortal misera vita!

Pur dianzi tutta piena era di neve

Questa piaggia, or sì verde e sì fiorita;

E d'un aer turbato, oscuro e greve

La bellezza del ciel era impedita;

E queste fiere vaghe ed amorose

Stavan sole fra monti e boschi ascose.

Né s'udivan cantar dolci concenti

Per le tenere piante i vaghi augelli:

Ché dal soffiar de' più rabbiosi venti

S'atterran secche queste, e muti quelli:

E si veggion fermar i più correnti

Fiumi dal ghiaccio, e piccioli ruscelli:

E quanto ora si mostra e bello e allegro,

Era per la stagion languido ed egro.

Così si fugge il tempo: e col fuggire

Ne porta gli anni e 'l viver nostro insieme.

Ché a noi, colpa del Ciel, di più fiorire,

Come queste faran, manca la speme;

Certi non d'altro mai che di morire,

O d'alto sangue nati o di vil seme:

Né quanto può donar benigna sorte,

Farà verso di noi pietosa morte.