XXI – V. Colonna
Quando miro la terra ornata e bella
Di mille vaghi ed odorati fiori;
E siccome nel ciel luce ogni stella,
Così splendono in lei vari colori:
Ed ogni fiera solitaria e snella,
Mossa da natural istinto, fuori
De' boschi uscendo e de l'antiche grotte,
Va cercando il compagno giorno e notte.
E quando miro le vestite piante
Pur di be' fiori e di novelle fronde;
E de gli uccelli le diverse e tante
Odo voci cantar dolci e gioconde;
E con grato romor ogni sonante
Fiume bagnar le sue fiorite sponde:
Tal che di se invaghita la natura,
Gode in mirar la bella sua fattura;
Dico fra me pensando: quanto è breve
Questa nostra mortal misera vita!
Pur dianzi tutta piena era di neve
Questa piaggia, or sì verde e sì fiorita;
E d'un aer turbato, oscuro e greve
La bellezza del ciel era impedita;
E queste fiere vaghe ed amorose
Stavan sole fra monti e boschi ascose.
Né s'udivan cantar dolci concenti
Per le tenere piante i vaghi augelli:
Ché dal soffiar de' più rabbiosi venti
S'atterran secche queste, e muti quelli:
E si veggion fermar i più correnti
Fiumi dal ghiaccio, e piccioli ruscelli:
E quanto ora si mostra e bello e allegro,
Era per la stagion languido ed egro.
Così si fugge il tempo: e col fuggire
Ne porta gli anni e 'l viver nostro insieme.
Ché a noi, colpa del Ciel, di più fiorire,
Come queste faran, manca la speme;
Certi non d'altro mai che di morire,
O d'alto sangue nati o di vil seme:
Né quanto può donar benigna sorte,
Farà verso di noi pietosa morte.