XXI

By Domenico da Prato

Quando il bel viso di mia donna guardo,

qual si sia il sol non so se 'l si pareggia

dei razzi il lampeggiar, che ognor fiammeggia,

ond'io m'accendo e poi dentro al cor ardo.

Né credo ch'altro sia d'amore il dardo

che delle trezze nitide la greggia,

né che il regno venusto altrove seggia

che nel cospetto suo modesto e tardo.

Lieta tra le mortali ostende il coro

serapico e candente il suo colore,

qual d'ogni nostra umanità si spoglia.

Dipinto porta con lettere d'oro:

«Chi cerca fuor di me non truova amore,

né vuol, né può più ch'io mi possa o voglia».