XXI

By Luigi Tansillo

Menava gli anni miei gioioso e queto:

Ma tosto fur dal ciel, lasso! interrotti

Mia benigna fortuna e 'l viver lieto.

A steril verno, a piogge son condotti,

A lungo affanno, il mio fiorito aprile,

I chiari giorni, e le tranquille notti.

Ov'è l'altezza del parlar gentile?

Ove son gite le mie voci prime,

E i soavi sospiri e 'l dolce stile?

Tronche son l'ale al mio pensier sublime:

Posto è silenzio a quel soave canto,

Che solea risonare in versi e in rime.

Mentre io mi dava tra' più lieti il vanto;

La gioia, il riso, la volubil sorte

Volti ha subitamente in doglia e in pianto.

I desir vivi, e le speranze morte,

Le voglie altrui cangiate sì repente

Odiar vita mi fanno e bramar morte.

Ma, benché io viva sovra ognun dolente,

Col ben passato nel dolor m'accheto,

Tornandomi qual fur sempre a la mente

Mia benigna fortuna e 'l viver lieto.

Perché si scopra il mio tesor secreto,

Odan gli amanti in rime, in versi, e in motti

Mia benigna fortuna e 'l viver lieto.

Dolci pensieri a dolci fin condotti,

Mostrate al mondo il mio fiorito aprile,

I chiari giorni e le tranquille notti.

Temprisi nel mio petto un suon gentile

Che faccia lieto e che fuori s'esprime

E i suavi sospiri e 'l dolce stile.

Taccia quel suon de le mie voci prime,

Taccia il soggetto lagrimoso tanto,

Che solea risonare in versi e in rime.

Ma che parlo io? Chi sa se il mio bel canto

E la mia gioia fian per nove scorte

Volti subitamente in doglia e in pianto?

L'instabil reti de l'umana sorte,

Benché felice al più bel grado io seggia,

Odiar vita mi fanno e bramar morte.

Morte, se scritto è in ciel ch'io cader deggia.

Deh! chiudi, prego, acciò ch'io mora cheto,

Questi occhi miei, pria che turbata veggia

Mia benigna fortuna e il viver lieto.