XXI
Menava gli anni miei gioioso e queto:
Ma tosto fur dal ciel, lasso! interrotti
Mia benigna fortuna e 'l viver lieto.
A steril verno, a piogge son condotti,
A lungo affanno, il mio fiorito aprile,
I chiari giorni, e le tranquille notti.
Ov'è l'altezza del parlar gentile?
Ove son gite le mie voci prime,
E i soavi sospiri e 'l dolce stile?
Tronche son l'ale al mio pensier sublime:
Posto è silenzio a quel soave canto,
Che solea risonare in versi e in rime.
Mentre io mi dava tra' più lieti il vanto;
La gioia, il riso, la volubil sorte
Volti ha subitamente in doglia e in pianto.
I desir vivi, e le speranze morte,
Le voglie altrui cangiate sì repente
Odiar vita mi fanno e bramar morte.
Ma, benché io viva sovra ognun dolente,
Col ben passato nel dolor m'accheto,
Tornandomi qual fur sempre a la mente
Mia benigna fortuna e 'l viver lieto.
Perché si scopra il mio tesor secreto,
Odan gli amanti in rime, in versi, e in motti
Mia benigna fortuna e 'l viver lieto.
Dolci pensieri a dolci fin condotti,
Mostrate al mondo il mio fiorito aprile,
I chiari giorni e le tranquille notti.
Temprisi nel mio petto un suon gentile
Che faccia lieto e che fuori s'esprime
E i suavi sospiri e 'l dolce stile.
Taccia quel suon de le mie voci prime,
Taccia il soggetto lagrimoso tanto,
Che solea risonare in versi e in rime.
Ma che parlo io? Chi sa se il mio bel canto
E la mia gioia fian per nove scorte
Volti subitamente in doglia e in pianto?
L'instabil reti de l'umana sorte,
Benché felice al più bel grado io seggia,
Odiar vita mi fanno e bramar morte.
Morte, se scritto è in ciel ch'io cader deggia.
Deh! chiudi, prego, acciò ch'io mora cheto,
Questi occhi miei, pria che turbata veggia
Mia benigna fortuna e il viver lieto.