XXI
Io dicea: — Mio cor, se ciò mi fanno
l'armi mie proprie, quelle, onde mi punge
la fortuna crudel, che mi faranno? —
S'io stessa, col fuggir dal mio ben lunge,
sento che 'l duol via più mi s'avvicina,
che la partenza mia mel ricongiunge;
al mio languir contraria medicina
certo avrò preso al vaneggiar del core,
che per misera strada m'incamina.
Lassa, or mi pento del commesso errore,
anzi non mossi così tosto il passo
dal dolce loco, ov'abita 'l mio amore,
ch'io dissi: — Oimè! dunque è pur ver ch'io lasso
quella terra e quell'acque, ove 'l mio sole
di splendor rende ogni altro lume casso? —
E, se ridir potessi le parole,
che volgendomi indietro al caro suolo
dissi, qual chi lasciar ciò ch'ama suole,
vedrei gli augelli ancor con lento volo
seguirmi ad ascoltar il mio lamento,
alternando in pia voce il mio gran duolo;
vedrei qual già. fermarsi a udirmi 'l vento,
e quetar le procelle, e i boschi e i sassi
moversi a la pietà del mio tormento.
Ma per troppo gridar afflitti e lassi
sono i miei spirti, onde già. i pesci e l'onde
le mie miserie a meco pianger trassi.
Tanta rena non han d'Adria le sponde,
quante volte il suo nome allor chiamai,
com'or qui 'l chiamo, ov'Eco sol risponde.
Co' sospiri arsi e col pianto bagnai
l'amate spoglie, e di lui in vece accolte
al seno me le strinsi e le basciai,
dicendo: — O spoglie, che già. foste avvolte
intorno a quelle membra, che da Marte
sembrano in forma di Narciso tolte;
se 'l ciel mi riconduce in quella parte
onde stolta parti', non sarà mai
che quinci 'l fermo piè volga in disparte. —
Non fu pietra né pianta, ov'io passai,
che non piangesse meco, e forse allora
non mi dicesse: — Folle! ove ne vai? —
Dal cerchio estremo, ove fan la dimora
scintillando le stelle, certamente
meco pianger mostrár la notte ancora.
Ben vidi 'l sol levar chiaro e lucente;
ma, perché gli occhi ad abbagliarmi e 'l core
un più bel lume impresso avea la mente,
scorso del sol mi parve lo splendore;
o fu, forse, ch'udendo 'l mio gran pianto,
anch'ei si scolorì del mio dolore.
Oh com'è privo d'intelletto, e quanto
colui s'inganna, che nel patrio nido
viver può lieto col suo bene a canto,
e va cercando or l'uno or l'altro lido,
pensando forse che la lontananza
ai colpi sia d'Amor rifugio fido!
Fugga pur l'uom, se sa: la rimembranza
del caro obbietto sempre gli è d'intorno,
anzi porta in cor viva la sembianza.
S'io veggo l'alba a noi menar il giorno,
mirando i fiori e le vermiglie rose,
che le cingon la fronte e 'l crin adorno,
— Tal — dico, — è 'l mio bel viso, in cui ripose
tutti i suoi doni il cielo, e la natura
la sua eccellenza più ch'altrove espose. —
Poi, quando scorgo per la notte oscura
accendersi là su cotante stelle,
Amor, ch'è meco, sì m'afferma e giura
che quelle luci in cielo eterne e belle
tante non son, quante virtù in colui,
che poi crudo del sen l'alma mi svelle.
E, per far i miei dì più tristi e bui,
dal mio raggio lontan, sempre al cor vivo
ho 'l sole ardente, onde pria accesa fui:
al qual piangendo e sospirando scrivo.