XXII

By Francesco Beccuti

Tacer non posso e doler non mi deggio

se non di me cui più d'ogni altro scuso,

e pur d'altrui mi doglio, e son rinchiuso

in prigion tal che libertà non chieggio.

Altro in costei che cortesia non veggio,

e pur ognor di crudeltà l'accuso,

e fra questi pensier son sì confuso

ch'in dura frenesia spesso vaneggio.

Sento nel petto un non so che presago

forse del mal che non è giunto ancòra,

e mal può medicarsi un caso incerto.

Di favellar con voi solo m'appago;

venite, che v'aspetta il tempo e l'ora

sotto il ciel che di stelle è già coperto.