XXII

By Giovanni Boccaccio

Amor, che con sua forza e virtù regna,

nel summo cielo ardendo sempre vive

e l'anima gentil di lui fa degna,

regge mia vita e quel che la man scrive,

dimostra el cuor divoto a sua deitade

e del suo regno el fa ministro e cive.

Amor vol fede e con lui son legade

speranza con timor e gelosia,

e sempre con leanza umanitade.

Unde sovente per Rachele a Lia

fa star suggetta l'anima servendo

con dolce voglia e con la mente pia.

Così si pasce, di sua fiamma ardendo,

il cuor che onestamente Amor nutrica,

con sua vaghezza nei suspir languendo.

Supporta angosia in pace e gran fatica

per conservar della sua cara amata

el digno onor e la sua fiamma antica.

Amor è come gemma in or legata,

che mai non perde sua gentil natura,

ma più lucente è sempre e più preziata.

Non è, come altrui pinge sua figura,

crudele, iniusto, faretrato e nudo,

né ha de' suoi suggetti poca cura;

anzi è di vera pace eterno scudo,

vestito de virtute e gentilezza,

ma, contra ogni lascivo, alpestro e crudo;

né senza il suo bel lume alcuna altezza

in ciel fia degna o nel terrestre mondo,

né val di donna, senza lui, baldezza.

Amor fa con audacia l'uom facondo,

cortese, umano, e di costumi ornato,

e 'l cuor dov'el si possa fa iocundo.

Premio non cerca, regni o alto stato,

ma sol bontate e un disio amoroso,

con pura fede, l'uno o l'altro amato.

Onesta leggiadria, un cuor vezzoso,

un parlar dolce, un animo sincero,

un vago remirar tutto piatoso

son le catene und'el si fa mainero;

nel foco ardente e' con dolcezza abrusa

temprando sue saette e l'arco fiero.

De lui presumo in questa mia confusa

e bassa rima le sue laude alzare,

se 'l suo favor alla mia debil musa,

porgendo mi farà di lui cantare.