XXII

By Giusto de' Conti

Questo mirabil mostro di natura,

Che il cor m'ha pien di speme et di disire,

Non ha, chi verso lui la vista gire,

Umano aspetto, né mortal figura.

Chi di virtù, di fama, et di onor cura,

Chi forse aspetta al ciel fra noi salire,

In lei si specchi, et segua; e il volto mire,

Dove il maestro pose ogni sua cura.

Di lei ne vien divine le parole;

Beato il viso e il guardo, ove due stelle

Si mostran dal seren dell'alme ciglia;

L'andar celeste, et gli atti santi, et quelle

Caste bellezze angeliche, che sole

Il mondo han tutto pien di maraviglia.