XXII

By Niccolò Cieco

Fama, gloria ed onor, merito e pregio,

oltr'al subietto di mondana prole,

ne può acquistar chi vuole,

non manco per servir che per regnare,

benché non sia d'equal valore il fregio:

ogni cosa creata scalda un sole.

Chi diligenter cole

lassi la via del vulgo errante andare.

L'essordio nostro è da considerare:

non esser men dolcezza

un ben servir ch'un bene esser servito.

Chi è d'amor ferito

di maggior facultà che sua grandezza

sé umilia e disprezza,

acciò che 'l suo maggior sia reverito.

Quantunque il servo sia forte o saputo,

non si dia allegro vanto

di ben servir, né tanto

che più non fusse di ben far tenuto.

Se più ne i pochi che 'n la vulgar gente

in terra atribuiti son gli onori

da' superni motori,

superïor di noi procede e vène,

dato è d'alta virtù, che gliel consente.

Convien che sia più il numer de' minori,

più i retti che' rettori.

Follia di sé doler chi retto è bene.

Quanto le signorie paiono amene,

solo è noto a chi 'l prova

che peso ha da portar colui che regge.

Se 'l ciel costoro elegge,

che n'ha a veder chi servo esser si trova?

Nulla alterezza il mova,

ché non è 'l mondo che dà questa legge.

L'altrui felicità non ti sia doglia,

perché chi la conduce

non cercò tua mercede,

né consiglio d'altrui per far sua voglia.

Se di su dato è il tuo superiore,

fa' per propio servir il viver brami

e felice ti chiami

poter far quel ch'al buon car servo lice.

Tutto l'amor che gli hai, tutto l'onore

lo tira il cielo a sé; se qua giù l'ami,

le vie son queste e i rami

a gustar farti la vera radice

d'amor perfetto e diventar felice.

Buono e fondato inizio

è adunque l'onorar del tuo maggiore

con gran fede e labore,

lieto frequente nel servile offizio

per fuggire ogni vizio.

È 'l timor del signor sempre nel core

chiave e principio della sapïenza,

premio d'alta salute.

E da questa virtute

nasce la meritoria obedienza.

Ricerca l'ubbidir, costanza e fede

verso del tuo maggior con tutto 'l core,

non più che d'un colore

candido, terso, senza macchia alcuna,

non come fronda al vento esser richiede,

ché picciol movimento gli è signore.

E 'l buon fedele amore

non sie 'mpedito da cagion nessuna.

Se de' suo tocchi ben della fortuna,

disponi i tuoi pensieri

che 'nfamia non ti segua, o per indizio

non pigliar l'essercizio

per cupidigia o mondan desiderî.

Pensa ai buon servi e veri

di Cesar Curio e di Pompeo Domizio,

a lor gran fedeltà sincera e forte,

non mutativa e frale,

ferma, diritta e tale

che mai non venga men, se non per morte.

Po' dei servir con isperanza buona

d'aümentar i ben c'hai far soluto

e, se gli hai compiaciuto,

di compiacergli più, bene operando.

Se tu falli una volta, el ti perdona;

mentre che vivi gliene sei tenuto.

Non esser dissoluto

di fallir l'altra, in sua mercé sperando;

ma siati uno specchio, immaginando

come si può anullare

ogni delitto, ogni passata offesa.

Se per lui pigli impresa,

prudentemente fa' quel c'hai da fare,

né 'l fin sempre pensare,

per discernere il caso e quanto pesa,

che dà materia a dirizzar la mente

alle cose future.

Gran perigli e venture

vede da lungi l'anima prudente.

Maggiormente servir con la più degna

tenera dilezion caritativa,

che l'anima raviva

eternalmente nel divin concetto;

questa servir, largir, amar ne 'nsegna,

perch'ogn'altra virtù da lei deriva.

Questa già mai si priva

dell'essenzia di Dio, del primo effetto;

questa virtù sulleva l'intelletto

alle cose celeste,

perch'ell'è sempre in Dio e Dio in ella.

Poi nel cor ti sugella

quella ch'appaga la mente terreste,

fa moderate e oneste

l'anime belle che s'arman di quella,

la quale afrena la 'nsaziabil gola

e ciascun altro vizio,

utile in ogni offizio,

perfetta temperanza ch'al ciel vola.

L'altra virtù consiste nel signore:

preminente giustizia, aspra o piatosa,

invitta e gloriosa

nell'imperio di sé sopr'ogni gregge.

Se 'mpedita non è per via d'errore,

questa è beata, retta e speziosa,

forte, franca, famosa

contr'ogni iniquo trasgressor di legge.

Questa virtù vivifica e corregge,

e 'l cielo orna e la terra

e fa il ministro suo di gloria degno;

questa fa stare a segno,

tal che vorrebbe errar per lei non erra,

sempre ha coi vizî guerra,

senza lei non trïunfa terra o regno.

Dunque, qual sia, placabile o robusto,

chi di giustizia è scudo,

qual più beatitudo

ch'aver dominio e chiamato esser giusto?

— Canzon, se tu sarai a pieno intesa

dal buon car servidore,

già mai dentro dal core

non gli uscirà la magnanima impresa.

Se morte pur dopo 'l buon servir vène,

per sempre vivo fama lo mantene.