XXIII. - Che nessuno ami costei

By Bernardo Giambullari

Levati, dama, dal core

questo tuo falso pensiero,

ch' i' non son dal tuo mestiero;

tu non tien ferma il tu' amore.

Vedi che 'l tempo si perde

quando s'ama chi non vuole;

giovinezza non rinverde,

anco fugge più che 'l sole.

Quest' è quel che molto duole

quand'altrui po' si ravvede,

non potendo aver merzede

da chi fu suo servidore.

Che onor credi tu mai

acquistare infra gli amanti?

S'altri modi non terrai,

fuggiranti tutti quanti:

con sospir, lagrime e pianti

passerà tuo giovinezza.

Chi l'onor del mondo apprezza

mantien fede al suo signore.

Rivolgendo tu 'l disio

come fa la foglia al vento,

or rivolt' ho l'amor mio

dove son lieto e contento;

El mio core è tutto spento,

qual ardeva del tuo fuoco.

Non son più tenuto a giuoco,

anco sopra ogn'amadore.

E' si vuol quand'altri vede

esser fedelmente amata,

mantener amore e fede:

così fa chi non è ingrata.

Se tu se' abbandonata,

di te sola puo' dolerti:

va' piangendo pe' diserti;

riconosci il tu' errore.

Tu non pensi che chi ama

non ista' ma' sanza duolo,

tanto più quand'una dama

lascia altrui preso al lacciuolo.

Quando si vagheggia solo,

quest' è sopra all'altre pene;

ora questo tocca a tene:

gusta s'egli è gran dolore.

I' non sento mi rimorda

punto 'l cor d'abbandonarti,

perché t'eri fatta sorda

a' sospir ch' i' ho gia' sparti.

Non mi par punto ingiuriarti,

anco far giusto dovere;

i' t'ho detto el mie parere:

piglia o vuoi la spina o 'l fiore.

Andranne, canzona mia,

proprio sul Ponte a Rifredi.

Riverente umile e pia

agli amanti che tu vedi,

ginocchion, di grazia, chiedi

che nessuno ami costei,

anco si guardin da lei

che non ha pietà nel core.