XXIII. - Che nessuno ami costei
Levati, dama, dal core
questo tuo falso pensiero,
ch' i' non son dal tuo mestiero;
tu non tien ferma il tu' amore.
Vedi che 'l tempo si perde
quando s'ama chi non vuole;
giovinezza non rinverde,
anco fugge più che 'l sole.
Quest' è quel che molto duole
quand'altrui po' si ravvede,
non potendo aver merzede
da chi fu suo servidore.
Che onor credi tu mai
acquistare infra gli amanti?
S'altri modi non terrai,
fuggiranti tutti quanti:
con sospir, lagrime e pianti
passerà tuo giovinezza.
Chi l'onor del mondo apprezza
mantien fede al suo signore.
Rivolgendo tu 'l disio
come fa la foglia al vento,
or rivolt' ho l'amor mio
dove son lieto e contento;
El mio core è tutto spento,
qual ardeva del tuo fuoco.
Non son più tenuto a giuoco,
anco sopra ogn'amadore.
E' si vuol quand'altri vede
esser fedelmente amata,
mantener amore e fede:
così fa chi non è ingrata.
Se tu se' abbandonata,
di te sola puo' dolerti:
va' piangendo pe' diserti;
riconosci il tu' errore.
Tu non pensi che chi ama
non ista' ma' sanza duolo,
tanto più quand'una dama
lascia altrui preso al lacciuolo.
Quando si vagheggia solo,
quest' è sopra all'altre pene;
ora questo tocca a tene:
gusta s'egli è gran dolore.
I' non sento mi rimorda
punto 'l cor d'abbandonarti,
perché t'eri fatta sorda
a' sospir ch' i' ho gia' sparti.
Non mi par punto ingiuriarti,
anco far giusto dovere;
i' t'ho detto el mie parere:
piglia o vuoi la spina o 'l fiore.
Andranne, canzona mia,
proprio sul Ponte a Rifredi.
Riverente umile e pia
agli amanti che tu vedi,
ginocchion, di grazia, chiedi
che nessuno ami costei,
anco si guardin da lei
che non ha pietà nel core.