XXIII**

By Giovanni Boccaccio

Questo amoroso fuoco è sì soave,

che tuttora ardo e parmi crescer vita;

ma vedo ben che, se 'l ciel non m'aita,

rotta è fra duro scoglio la mia nave.

Tal mi tien chiuso sotto a mille chiave,

che, con sua faccia angelica e polita,

or pena eterna or dolcezza infinita

mi mostra; or m'assicur ora mi spave.

Così del mio fin dubio ardendo spero

nel fuoco rinovar come fenice,

e questo d'ogni doglia è medicina.

Né posso, mio giudicio, dir con vero

che per cosa terrena esser felice

io cerchi, ma d'effigie alta e divina.