XXIII

By Francesco Bolognetti

Perseverando in sanità la mente

volgete a governar la casa vostra,

che a mezo in ciò non si è mai diligente.

E se mai fu bisogno, a l'età nostra

esser mi par, che tanto il lusso regna,

e che di sé fa sì superba mostra.

Del grado suo ciascuno hora si sdegna,

con veste e con addobbi a questa etade

d'apparir Duca o Re ciascun s'ingegna.

Oltra che poca fede hanno, e bontade

maggiordomi, fattori e simil genti,

c'han d'usurparci ogni hor gran libertade.

Però s'huopo fu mai che diligenti

siano i patroni, accorti e circospetti

la notte e il giorno ad ogni cosa intenti,

bisogna a questa età per più rispetti;

che a dirgli tutti non sendo sicuro

tacer gli voglio e mettergli per detti.

Né fare anotomia di quei mi curo,

ond'anco illustri Arpin sono, e Stagira,

che il boccon troppo è da i miei denti duro.

Ma fisso ad una prattica la mira,

fondata sopra quella usanza bona,

che a l'util misto con l'honore aspira,

ragionarò con voi, come ragiona

buon padre, cui del caro unico figlio

di salute desio, non d'altro sprona.

Né solo a voi giovare il mio consiglio,

ma insieme a tutti quei sarà bastante,

che per la gioventù stanno in periglio.

In ciascun nostro affar che sia importante,

consiglio habbiate, non potendo aiuto,

ma quel sempre chiedete al fatto inante.

Faccia i fatti suoi bene, e sia tenuto

giusto e prudente per commun parere,

e sia di pelo il consiglier canuto.

Per coltivar vostri terreni, havere

cercate fidi e commodi villani,

e spesse volte quei gite a vedere.

Leggete, e spesso habbiate ne le mani

Caton, Varron, Palladio e Columella,

che mai non fian sì fatti studii vani.

Leggete anco il Crescentio, che di quella

facultà parla, e da saggi scrittori

fu la sua lingua riputata bella.

Fate che i vostri agenti e dentro e fuori,

secondo quei che pon trovarsi adesso,

de i più fidati siano e de i migliori.

E de i maneggi lor dian conto spesso,

tenendo a quei la briglia e stretta e corta,

e questi conti rendano a voi stesso.

Mentre voi sète in letto, s'ogni porta

sta chiusa laudo, e se chi n'ha la cura

le chiavi sempre in camera vi porta.

Fuggite il torre a cambio, ch'ogni usura

la notte e il giorno ogni interesse rode

senza termine alcun, senza misura.

E perché usar non vi si possa frode

sempre a contanti, ch'io non vuo' credenza,

comprate, a far così meglio si gode.

Vendita o compra non si faccia senza

vostra saputa, e siate in ciò sottile,

ritrovandovi sempre a la presenza.

Per tempo, o sia d'ottobre, o sia d'aprile,

fuor del letto a ciascun l'occhio rivolto

per casa habbiate, e ciò sia vostro stile.

Non dissegnate mai sopra il ricolto,

se non d'un anno dopo, e in rotta vanno

quei, che sel mangian prima che sia colto.

Fate banchetto una sol volta l'anno;

e men, se far si può, fuggite il gioco

cagion d'ogni vergogna e d'ogni danno.

Non conversate mai pur un sol poco

con certa gente vile e bisognosa,

che tinge qual carbon, bruscia qual foco.

Non sia la casa vostra numerosa

di servitori più che sia bisogno

e fermo ordine habbiate a ogni cosa.

Fuggite il far l'alchimia, e mi vergogno

pensando quanti saggi hanno il cervello

perduto dietro a così fatto sogno.

De le donne impudiche io non favello,

superfluo giudicando a voi dir questo,

che sète accorto e d'intelletto bello,

di poco ingegno inditio manifesto

sarebbe a lasciar l'oro per l'ottone,

oltra ch'è contra l'utile e l'honesto.

Gran biasmo Glauco, e gran riprensione

del baratto che fe' con Diomede,

riportar sento, e non senza ragione.

Se i miei consigli dativi con fede,

con gran sincerità, con puro affetto

senza speranza alcuna di mercede,

vi restaranno impressi in mezo il petto,

e fissi con tal forza dentro al core,

che gli accettiate e mandiate ad effetto,

le vostre facultadi a tutte l'hore

di bene in meglio andranno, e non sarete

ne la terra usurpato mai, né fuore

ma sopra il tutto di gratia attendete

(vuo' tornar questo a dirvi un'altra volta)

che teso laccio non vi sia né rete.

Da certe genti, che sen vanno in volta,

cercando sempre a naso i vostri pari

per farne preda con malitia molta.

Da prima tengon modi astuti e rari

l'amorevol facendo, e il buon compagno,

fin che si avveggian, che vi siano cari.

Poi subito (la mira al far guadagno

sempre havendo) con l'unghie acute e torte

gremiscon stretto, come augel grifagno.

Deh, fuggite, per Dio, più che la morte

queste sirene lime sorde harpie,

fate che chiuse ogni hor trovin le porte.

E quando cercaran tutte le vie

per acquistar la gratia vostra, alhora

vi siano a mente le parole mie.

Ma di fornir parendomi già l'hora

questa seconda parte, mi sovviene

d'un bello essempio, e vuo' dir questo anchora.

Ne la nostra città, che d'ogni bene

ricetto essendo, per dono divino,

quel bel nome acquistò, c'hoggi anchor tiene,

fu già molti anni sono un cittadino

di nobil casa, il qual lasciò un figliuolo

quel dì, che gli prescrisse il suo destino.

Nobile e ricco e giovinetto e solo

questi rimase, e da principio segno

mostrò che il capo ogni hor gli andasse a volo,

onde correano a lui senza ritegno

quei tali, che pur dianzi io vi dicea,

facendo ogniun sopra l'altrui dissegno.

Tutto quel, che per casa si facea,

non è possibil di narrarvi, basta

che l'acqua al suo molin ciascun trahea.

Quel giovenetto, ch'era buona pasta,

pativa per conciar la vesta altrui,

che restasse la sua stracciata e guasta.

Come andasser le cose, io lascio a vui

pensarlo, quando in casa ciascun'era

reverito e stimato più di lui.

Costor gli persuasero una sera,

ch'acquistarebbe honor sublime e raro

col far qualche viaggio a primavera;

seco a Venetia in somma se n'andaro,

dove di scuti una gran borsa spese,

che a ricusar mai non ci fu riparo.

E poi ch'ivi fu stato più d'un mese,

con tutta questa bella compagnia

di danari leggier tornò in paese,

ma carchi tutti quei di mercantia,

tra l'altre cose portaron con loro

un vasselletto pien di malvasia.

E chiamandol mio ben, gioia e ristoro,

gli stavan tutti inginocchiati intorno,

di fiori coronandolo e d'alloro;

poscia in tal guisa vagamente adorno

lo salutavan qual cosa divina

la sera, la diman, la notte e il giorno.

E prima che levassero la spina

per empir quel bicchier, c'haveano in mano,

dicean sua colpa con la faccia china.

Poi quando il vino incominciò pian piano

ad uscir fuori, ogniun gli facea voto,

se non andava per cavarne in vano.

Misericordia, o Dio, poi che fu voto,

tal strepito e romor non s'ode quando

giostra insieme Aquilon, Vulturno e Noto.

Se i buon cerchi eran d'huopo, io non dimando

hor'alto, hor basso in guisa per le scale,

come per sdegno quel givan ruotando,

facendo altrui parer, ch'egli habbia l'ale,

tanto a sbalzarlo ogni un destro s'accorda

d'intorno e per le loggie e per le sale.

Poi stretto l'appiccaro ad una corda,

dondolandolo al tetto ben legato,

e percotendol con la voglia ingorda.

Quel giovenetto alhor stava da lato

guardandogli, e pensoso alquanto in vista,

da l'esser suo primier tutto cangiato;

tra se stesso dicea: “tal premio acquista

chi si ritrova il suo tutto haver speso,

per gradir gente sì malvagia e trista.”

Fin che il vassello o molto, o poco ha reso,

come ogniun fosse stato innanzi a Dio,

s'inginocchiava a riverirlo inteso.

E hor ch'è vuoto come un ladron rio,

ciascun lo sbalza e lo percuote a gara,

onde fia ben, ch'io pensi al fatto mio;

beato è quel che a l'altrui spese impara.