XXIII

By Giuseppe Parini

Pendi, mia cetra umìl, da questo salce

senza man che ti svegli e senza corde;

poichè a calmar le cure inique e sorde

il tuo tenero suon punto non valce.

Già presso è Morte coll'orribil falce,

e 'l Veglio che le cose atterra e morde;

nè avvien, bench'i' col mio gridar gli assorde,

ch'ognor di loro non mi segua e incalce.

Miser n'andrò fra gli amorosi mirti,

e risonar farovvi ogni pendice,

mescendo il pianto mio con gli altri spirti.

E tu ti rimarrai, se tanto lice,

tra' pastor d'este selve incolti ed irti,

d'una picciol conforto ombra infelice.