XXIII

By Pietro Metastasio

Tirsi chiamare a nome

Ecco da me imparate, o spechi, o sassi:

Tirsi che altrove i passi

Volge da me lontano: e forse infido

Arde a' rai d'altro volto, in altro lido.

Con sparte inculte chiome

Tinta d'atro pallor, molle di pianto

Chiamo l'empio che fugge e non m'ascolta:

Quinci e quindi rivolta

La pupilla si ferma e non lo mira:

E l'alma che sospira

Dal duol già vinta e affaticata e stanca,

Tirsi, oh Dio! Tirsi chiede, e langue e manca.

Se in amor che sia vicino

Fedeltà si cerca in vano,

In amor che sia lontano

Ricercarla è vanità:

E pur vuole il mio destino,

Lusingando il mio timore,

Che in lontan crudele amore

Pietà cerchi e fedeltà.

Sì, sì, benché l'aspetto

D'empia morte e crudel mi s'appresenti,

Pur gli estremi tormenti

Aleggiar mi conviene in lontananza,

L'egro sguardo volgendo alla speranza:

Questa par che mi additi

Tirsi che a me ritorna e che mi dice:

‘Fui misero, infelice,

Cara, da te lontano: oscuro e cieco

Fu sempre il dì per me: ma sempre meco

Venne di pura fé la gloria e 'l vanto;

Torna dunque alle gioie e asciuga il pianto.’

So ben che la speranza

In fronte a chi s'adora

Bella la frode ancora

Fa spesso divenir.

Ma so pur che la speme

Lusinga la costanza

D'un cor che sempre teme

Vicino il suo morir.