XXIII.

By Tullia d'Aragona

Mentre ch'al suon de i dotti ornati versi,

fate d'Arno suonar l'ampie contrade,

cantando insieme a più ch'ad una etade

con le virtù, ch'a voi sì amiche fersi,

a me, caro Martel, sono tanto avversi

i fati, ch'ogni ben dal cor mi cade:

e per occulte, solitarie strade,

vo' lagrimando il dì che gli occhi apersi.

Tal che del pianto mio, del mio languire,

languisce e piagne ogni sterpo e ogni sasso,

e le fiere e gli augelli in ogni parte.

Voi mentre affligge me l'empio martire,

deh! consolate lo mio spirto lasso,

così vostre eterne e onorate carte.