XXIV. - Ancora contro l'instabilità delle donne

By Bernardo Giambullari

Non vo' più seguire Amore

che più volte m'ha tradito;

m' ha condotto a tal partito,

ch' i' 'l bestemmio a tutte l'ore.

I' soleva andar cantando

con piacere e con diletto

e d'Amor versificando

come suo fedel suggetto;

ora m'è tanto 'n dispetto,

ch' i' disamo ognuna ch'ama

perché non è gnuna dama

ch'abbi stabile il suo core.

Nel principio ciascheduna

paion tutte pudicizia;

o vuo' bianca o rossa o bruna,

son fontana di malizia,

e tant'è la lor nequizia

e la loro ingorda voglia,

che le fan come la foglia

che si volta a tutte l'ore.

Ben è matto quel che crede

a nessuna maritata,

a' lor giuri o a lor fede,

o di gnuna che sie nata:

chi ne vuol buona derrata,

tolga quel che ne può avere

e muti spesso podere

come lor lavoratore.

E' si vuol con dolce modo

con lor sempre stare all'erta,

e se tu la truovi in frodo

da' le carte alla scoperta:

levar altri e sé di giuoco,

lasciar lei in guerra e 'n fuoco,

in affanni ed in dolore.

Molte volte ho già udito

dir questo proverbio antico:

che chi la fa al marito

la può ben far all'amico.

I' so ben quel ch' i' mi dico,

e d' intorno c' è chi 'ntende;

ma chi mal per ben mi rende

fie punita dell'errore.