XXIV

By Agnolo Firenzuola

Timida gelosia, per qual cagione

Ingombri il petto del mio vil consorte,

Che per sua noia e per mia viva morte

Ei sia tuo servo sempre e tuo prigione?

Ah fuss'io di men retta openione!

Ma chiugga pria questi occhi acerba sorte,

Ch'a pensier torto apra le caste porte

Lo sdegno ch'entro al cor sovente pone.

Ben vorrei come l'altre ai tempi santi

Andare a venerare il grande Iddio,

Testimon del mio casto e puro core;

E dopo mille angosce e mille pianti,

Ch'a tua vana cagion pate il cor mio,

Qualch'onesto piacer prender talore.