XXIV

By Berardino Rota

Qual fugge a l’apparir del novo sole

de la tacita notte il fosco horrore,

e qual ricevon vita e vengon fore,

mercé de’ raggi suoi, rose e viole,

tal, quando il mio levante aprir si vole,

fugge tema e dolor tosto dal core,

e la virtù del suo vivace ardore

crear lieti desir dentro vi sole.

E qual, al dipartir de l’alma luce,

l’aria de la prima ombra si riveste,

e langue il fior, né son l’herbe più vive,

tal, quando il mio bel giorno a me non luce,

si copre il cor di torbide tempeste,

né sereno pensier meco più vive.