XXIV

By Domenico di Giovanni

Ho per vaga una trecca che m'accora;

tant'è piacevolaccia ed isvenente

che come mi vede, o ver mi sente,

el viso s'infarina e vien di fuora.

Sbaviglia, la dolciata, ad ora ad ora;

io, di tal vizio assai ben intendente,

mi raccapriccio a coda di serpente:

lei se n'avvede e tutta si divora.

Corre su 'n casa che mi par un diavolo,

e va alla finestra per darmi speranza,

mostrando un mazzo di fagiuoli e cavolo.

Io ne piglio un di porri e mescolanza

e mettolo a bollir e poscia cavolo,

di poi 'l batto e a quel suon ball'una danza

Col canto d'una stanza.

Al fin fa un inchin, sì bello e magno,

che con le chiappe si bascia 'l calcagno.