XXIV

By Francesco Beccuti

Non mi dolgo io ch'a' miei desiri ardenti

con duro freno interrompeste il corso,

ma che con aspro insopportabil morso

li reggiate ora che son freddi e lenti.

Se bramate vederli al tutto spenti,

e poi, deposto il cor di tigre e d'orso,

porger di tarde grazie alcun soccorso,

quando non senta più gioia o tormenti,

fia qual sostegno a mal incisa trave

da la ruina sua rotta e sepolta

o come porto a già sommersa nave.

La mia speme di vetro al fondo è volta,

né più l'alma sostien peso sì grave

e grido aita, e pur nessun m'ascolta.