XXIV

By Francesco Bolognetti

Sano e ricco acquistar meglio potrete

honore, e conservar quel, che acquistato

v'hanno i vostr'avi, come far dovete.

Ma temerario forse reputato

sarò, volendo a voi dar legge in questo,

c'havete a grande honor sempre aspirato.

Ma non sia detto a voi, sia detto al resto

de i gioveni, e di quei, cui non appare

pensier dietro a l'honor svegliato e presto,

e la natura in ciò voglio imitare,

mentre la pioggia in un sol punto manda

sopra gli aridi campi e sopra il mare,

oltra che spesso il buon sentier dimanda

colui che a Roma è già di gir disposto,

se in molti rami avvien che quel si spanda.

E se il parlar d'honor l'ultimo ho posto,

però sia il primo oggetto e il più soprano

de l'huom, sprezzando ogni altro ben più tosto.

Ma perché ogniun mentr'egli è ricco e sano

quel sentier, che ne guida a l'honor vero,

più facil troverà sempre e più piano,

però di quei due beni hebbi in pensiero

di parlar prima, e in ordine l'honore

ultimo far, ma in dignità primiero.

Prima conviensi con perfetto core

adorar quel ver'huomo e vero Iddio,

unico e trino, universal fattore.

Ma né tempo, né loco havendo, ond'io

a pien l'esprima, né misterii tanti

capir potendo l'intelletto mio,

a tutto quel c'han decretato i santi

concilii vi rimetto, ogni empia e vana

opinion scacciandovi davanti.

Che l'huom d'honor la mente haver lontana

dai dubbii deve, unito con la Chiesa

vera e santa e Catolica Romana.

E la mente a servar sempr' habbia intesa

i suoi precetti, e fugga occasione

di fare al sommo Iddio mortale offesa.

Sian tali i suoi compagni, e le persone

di casa, ove non stian bestemmiatori

che giamai contra Dio non s'ha ragione.

Non siano in lui gli effetti esteriori

differenti da quel che il cor rinchiude,

ma tal sia dentro qual si mostra fuori.

Sian tutte l'opre sue semplici e nude,

tanto più quando in danno altrui ritorna,

che ignuda e schietta ogni hor va la virtude.

Ma si abbellisce ben spesso e si adorna

il vitio, per sedur qualche meschino,

e si copre talhor Sathan le corna.

Dir voglio in mio linguaggio che Chietino

giamai non sia colui, c'honor desia,

né torto il collo mai porti né chino.

Ma piacevol più tosto, arguto e sia

accorto e cauto, pur che dentro resti

vera bontà, con mente retta e pia.

Lotti, giostri, cavalchi, addobbi e vesti

secondo il grado, e per tratenimento

faccia l'amor, ma con pensieri honesti;

giochi, non però sempre al gioco intento,

che distinto e compagni e tempo e loco,

con gran fatica anchor me ne contento.

Né conceder però voglio ogni gioco,

che quei d'azarro, e dove il resto vada,

bandisco, eccetto la primiera un poco.

Sia liberal, magnanimo, e la strada

segua del mezo, acciò che traviando

quinci o quindi, nel vitio mai non cada.

Sia benigno e modesto e grato e quando

mette il povero in opra lo contenti,

sì per sottile alhor non la guardando.

E come soglion far sì fatte genti

s'alcun garrendo al torto ben s'appiglia

gli ceda, come ogni hor fanno i prudenti.

Discreto sia verso la sua famiglia,

tratti la moglie ben, che per consorte

non per serva di camera si piglia.

Ma le brache però quella non porte,

come si dice, o troppo alzi la cresta,

stian pari ambo ad un giogo ad una sorte.

Cosa più fissa non s'imprima in testa,

che l'educar, s'haver si trova figli,

ch'altra importante al par non è di questa.

In ogni cosa a la ragion s'appigli,

e dove l'interesse proprio viene

rimosso il suo, prenda gli altrui consigli.

Ne la città, né altrove, non sta bene

coi vicini garrir, sempre ai villani

da vantaggio il dever far si conviene.

Da sé rimova e star faccia lontani

quei malvagi, ch'io v'ho disopra detto,

sirene, sphingi, harpie con volti humani,

prendendo sol di conversar diletto

con virtuosi d'ogni qualitade

e in casa sua quei sempre habbian ricetto.

E de i bisogni lor prenda pietade,

che la virtù sen va nuda e smarrita,

dei principi mercé di questa etade.

A questi doni, a questi porga aita,

che il guiderdone havrà d'opra sì bona,

se non in questa, almen ne l'altra vita.

Ben collocato è ciò che a lor si dona,

seco a mensa gli tenga, ogni hor stia seco

quel cui desio d'honor stimula e sprona.

L'idioma thoscan, latino, e greco

sappia, che il legger varii libri e molti

potrebbe in linceo transformare un cieco.

Ma se far non può tanto, almen si volti

a prender quei duo primi, e in somma almeno

d'intorno al thosco il mio consiglio ascolti.

Sia moderato, mansueto, e il freno

ponga a tutte le voglie dishoneste,

di carità verso i mendici pieno.

Poi quando è il tempo suo vada a le feste,

vada in maschera e balli e canti e suoni,

ma con misura e con maniere honeste.

Per far servigio altrui mai non perdoni

a spesa, né a fatica, e mai desire

di guadagno non sia che a ciò lo sproni.

Parli, e ben d'ogni cosa, ma l'udire

più che il parlar gli piaccia, e sopra il tutto,

fuor che per burla il ver debbia ogni hor dire.

Dei grandi ami il comercio, e se construtto

non ha suo danno, e doni a quei talhora

non più che olive et uva, o simil frutto.

Spesso de la sua patria uscendo fuora

conversi in varie corti, e in spetie in Roma,

dove ogniun la virtù prezzando honora.

E d'alcun poverin, che in van la soma

servendo porta, pietà prenda poi

che fren sì duro a lungo andar nol doma.

Se i Cardinali ogniun reputa heroi,

e il Papa in terra Dio, come si vede,

far doppiamente lo debbiamo noi.

Che il giogo lor soave e il peso lieve

proviam; ma per narrar l'alto lor merto

non è questo il suo loco e il tempo è breve.

Sia l'huom di honor di molte cose esperto,

ma se il camin, che a l'arti liberali

tutte ne guida, esser gli par tropp'erto,

almen l'herbe e le pietre e gli animali

conosca, e i fatti altrui, gli altrui costumi,

e quante genti siano al mondo e quali.

Mari, monti, città, paludi e fiumi,

in somma ogni lodato studio approvo,

pur che l'otio nol rada e nol consumi.

Se fosse in prima o la gallina o l'ovo

lasci, e tai cose, e in lor vece lo prego

che legga il vecchio testamento e il novo.

Il far conviti e feste non gli nego,

né theatri, né scene, anzi l'essorto,

sì più facil di prima hora mi piego.

Sparvieri, astorri, e cani anco havrei torto

vietar, che il corpo fan forte e gagliardo,

dando ristoro a l'animo e conforto.

Non sia troppo veloce, o troppo tardo

ne le attioni sue, ne le sue imprese,

né sia troppo animoso, né codardo.

Gentil si mostri, affabile e cortese

coi piccioli e coi grandi riverente;

né giamai faccia a chi si voglia offese.

Consideri, antiveggia e sia prudente,

nei fatti altrui più circonspetto a punto,

che nei proprii si mostri e diligente.

Ma perché al fin del mio parlar son giunto,

benché molto da dir mi sia rimaso,

però sforzato son di far qui punto,

che il mar chiuder non posso in picciol vaso.