[XXIV]
Diana, gli aspri fuochi temperante
con le sue onde, e con arco protervo
chi la volesse offender minacciante,
indarno mai di quel non tira nervo
ver chi le spiace, sì come Atteone
il sentì tristo, convertito in cervo.
Con dritta lista a ciascun sua ragione
di dar le piace, e fa sì che Astrea
giusta non fa d'alcuno eccezione.
Chi segue i suoi piacer convien che stea
a tal dover con l'animo subietto:
che quel ch'a sé non vuol altrui non dêa,
seguendo sempre in sé il viver retto
sanza offender altrui, ognor rendendo
a ciascun quel ch'è suo con sano effetto.
Costei, di spada armata, in man tenendo
giusta balluca, graziosamente
l'umile exalta, il superbo premendo.
Quando costei è nel mondo possente,
la matta cupidezza e disfrenata,
madre di brighe e di quistion movente,
è sì da lei col suo valor recata
che' termini non passa del dovere
che del passar non sia tosto purgata.
E se la gente che vive, in calere,
come conviensi, l'avesser, già mai
nullo s'avria con ragion da dolere.
Ma i dolenti che ad etterni guai
disposti sono e ogni dì più presso
si fanno a que' che lor saran sezzai,
al barattare occulto ognuno è messo,
in voce aperta chiamando costei
che di ciel nota di ciascun l'eccesso;
la quale a tempo ancor verrà, con lei
l'ira di Giove scendendo focosa,
e sanza aver pietà punirà i rei.
E giusto è che chi lei graziosa
non ha voluta, con aspra vendetta
crudel la senta sopra sé crucciosa;
e io la cheggio sì che chi l'aspetta,
benigno goda; e gli altri tribolati
da crudi affanni muoian con lor setta,
lasciando in pace qui poi i beati.