XXIV

By Giovanni Della Casa

Nessun lieto giamai, né 'n sua ventura

pago, né pien, com'io, di speme visse

i pochi dì ch'a la mia vita oscura

puri e sereni il ciel parco prescrisse.

Ma tosto in chiara fronte oltra misura

lungo e acerbo strazio Amore scrisse,

e poscia, «in questa selce bella e dura

le leggi del tuo corso avrai», mi disse.

«E questa man d'avorio tersa e bianca,

e queste braccia, e queste bionde chiome,

fian per inanzi a te ferza e tormento».

Ond'io parte di duol strugger mi sento,

e parte leggo in due begli occhi come

non dee mai riposar quest'alma stanca.